Il tribunale del riesame di Taranto ha confermato il sequestro degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva. Il provvedimento, però, è finalizzato al risanamento dello stabilimento, non alla chiusura degli impianti. «L'Ilva ora non ha piu' alibi – ha dichiarato il segretario della Fiom Maurizio Landini – deve investire e, in tal caso, noi siamo pronti a fare la nostra parte».
Restano i sigilli per i sei impianti dell'area a caldo sequestrati il 26 luglio scorso dal gip Patrizia Todisco: il sequestro è però finalizzato non allo spegnimento, come disponeva il gip, bensì all'eliminazione delle situazioni di pericolo e all'attuazione del monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti. Il tribunale ha disposto che «i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti», confermando nel resto il decreto impugnato. I giudici si sono riservati di depositare le motivazioni dell'ordinanza. Il Riesame ha poi nominato il presidente Ilva, Bruno Ferrante, custode e amministratore di aree e impianti sotto sequestro. Ferrante ha commentato così la decisione del Riesame: «Per l'azienda è un segnale preciso».
Il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha commentato: «Leggeremo le motivazioni ma, stando al tenore letterario, il provvedimento consente l'utilizzazione degli impianti non al fine della produzione ma affinché si facciano i lavori di messa a norma».
Quel che è certo è che «l'impianto accusatorio è stato confermato». Anche la nomina «a custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro» del commissario dell'Ilva Bruno Ferrante, ha detto Sebastio, ha una sua logica: spetta infatti all'azienda finanziare i lavori di messa a norma. Ora, dunque, la palla passa in mano all'Ilva. «Se l'azienda, per mera ipotesi, dicesse 'non intendiamo collaborare', allora dopodomani si chiude», ha spiegato il procuratore.
«L'Ilva ora non ha piu' alibi – ha detto il segretario della Fiom Maurizio Landini – deve investire e, in tal caso, noi siamo pronti a fare la nostra parte". La sentenza del Tribunale del riesame «è un fatto importante, perche' stabilisce che per risanare l'Ilva non vanno fermati gli impianti». Landini ha poi aggiunto: «Credo che la decisione del Tribunale del riesame confermi tutti i problemi che ci sono ma indica anche una strada da seguire. La contrapposizione tra lavoro e tutela ambientale e' sbagliata - sottolinea Landini - lavoro e tutela ambientale possono essere realizzati insieme. Ci auguriamo che gia' nei prossimi giorni e mesi siano utilizzati per mettere in atto le prescrizioni tecniche". Sul fronte risorse, secondo Landini, occorre "verificare la possibilita' di investimenti europei».









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