Attentato Bologna, 2 agosto 1980, ore 10,25. Un’esplosione distrugge la stazione. I morti sono 85, i feriti 200. È una deflagrazione terrificante. Inizialmente qualcuno pensa che sia esplosa la caldaia. Ma è un’ipotesi che regge appena poche ore.
Si tratta di un attentato, il più grave mai accaduto in Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Bomba Nella sala d’attesa della seconda classe è esploso un ordigno ad altissimo potenziale. La presenza di un treno fermo sul primo binario ha creato un'onda d’urto che ha fatto crollare l’intera ala sinistra dell’edificio.
Colpevoli A differenza delle altre gravissime stragi che hanno insanguinato l’Italia, la strage di Bologna ha dei colpevoli ufficiali. Eppure, dopo 26 anni e cinque gradi di giudizio, tutta la vicenda ha moltissime zone d’ombra. Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, elementi di spicco dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari, formazione eversiva di estrema destra) sono stati condannati con sentenza definitiva come esecutori materiali della strage. Altre due code dibattimentali hanno aggiunto nuovi dettagli all’impianto accusatorio. Il 9 marzo 2002 la Corte d’appello ha condannato a 30 anni di reclusione Luigi Ciavardini (diciassettenne nel 1980) quale esecutore materiale dell’attentato, dopo che il 30 gennaio 2000 il Tribunale dei minori di Bologna lo aveva assolto dall’accusa di strage. Tutti i condannati si sono sempre detti innocenti, nonostante abbiano confessato molti altri delitti per i quali stanno scontando diversi ergastoli. Nella condanna definitiva della Cassazione (1995) mancano mandanti e movente.
Depistaggio
La Cassazione ha anche condannato, ma solo per depistaggio, il gran maestro della loggia P2 Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza, oltre a Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, due ufficiali del Sismi (il servizio segreto militare). Il 23 gennaio 1981, sempre nella stazione di Bologna, viene trovata una valigia piena di esplosivo T4 (lo stesso della strage) sul treno 514 Taranto-Milano. Oltre al T4 ci sono due mitra MAB, dei giornali francesi e tedeschi e due biglietti aerei intestati a un francese e a un tedesco per voli diretti a Parigi e a Monaco in partenza da Linate. Il 7 febbraio un'informativa del Sismi indica come acquirente del biglietto Giorgio Vale, esponente dei Nar, in contatto con il gruppo francese Fane e il gruppo tedesco Hoffman. Uno dei due mitra MAB proviene dall'arsenale della Banda della Magliana. Il servizio segreto militare, in una nota alla procura di Bologna, comunica di aver appreso dell'esistenza di un piano di attentati chiamato “Terrore sui treni” ideato da gruppi di estrema destra in collaborazione con terroristi tedeschi e francesi. Secondo la Corte di Assise di Roma, il depistaggio è “l’ennesimo episodio di una pervicace opera di inquinamento delle prove destinate ad impedire che responsabili della strage di Bologna fossero individuati”. Anche la sentenza definitiva del 1995 individua i colpevoli del depistaggio, ma non spiega il perché di tale operazione.
Eversione
La strage di Bologna è anomala per il momento in cui cade. Gli anni di piombo non sono ancora terminati e l’eversione (sia di destra sia di sinistra) farà ancora molte vittime almeno per altri due anni. Eppure, siamo lontani dal clima in cui erano maturate le stragi del 1974 (Italicus e Brescia). L’ipotesi di una soluzione autoritaria sembra ormai decaduta, anche perché non ci sono più le condizioni di una ”svolta a sinistra” del Paese. Terminata la stagione del compromesso storico dopo il caso Moro, il Partito comunista ha imboccato la strada di un declino lento ma inesorabile. Presidente del Consiglio è Francesco Cossiga. È proprio il suo governo a parlare da subito di “matrice fascista” della strage. Lo stesso Cossiga, nell’autunno 2005, ha dichiarato in televisione che la strage di Bologna è stata compiuta “per errore da un commando di terroristi palestinesi di passaggio in Italia”. Qual è la verità?
Fioravanti Valerio
Detto Giusta, ex bambino prodigio della televisione italiana, protagonista della serie “La famiglia Benvenuti” con Enrico Maria Salerno. Fioravanti è il leader dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), formazione che professa lo “spontaneismo armato” in antitesi al “fascismo in doppiopetto” del Movimento sociale di Giorgio Almirante. Mai pentito né dissociato, Fioravanti sta scontando diversi ergastoli nel carcere romano di Rebibbia. Sposato con Francesca Mambro, dal 1999 è in regime di lavoro esterno presso l’associazione Nessuno tocchi Caino.
Gheddafi?
E se invece la pista nera fosse sbagliata? Secondo alcuni, la strage andrebbe messa in correlazione con l'abbattimento del Dc 9 di Ustica pochi giorni prima: un tentativo di sviare l'attenzione, una vendetta libica, o forse una rappresaglia americana contro l'Italia colpevole di aver avvertito Gheddafi dell'agguato. Ma non ci sono né prove né testimonianze affidabili. Vedi alla voce Zamberletti.
Hai visto che boto?
Sulla frase con cui Valerio Fioravanti avrebbe commentato la strage di Bologna si basa tutto l’impianto accusatorio. A riferirla ai magistrati è Massimo Sparti, personaggio malavitoso amico di Cristiano Fioravanti (fratello di Giusva) e legato alla Banda della Magliana. Arrestato nell'aprile 1981, Sparti dichiara che il 4 agosto 1980 Valerio Fioravanti si sarebbe recato da lui per procurarsi dei documenti falsi per Francesca Mambro, preoccupato che qualcuno l'avesse riconosciuta a Bologna. Fioravanti e Mambro negano l’incontro. Viene tirato in ballo da Sparti un noto falsario romano, Fausto De Vecchi, che inizialmente nega l’episodio. Salvo ripensarci nove anni dopo, nel processo contro Mambro e Fioravanti, quando sostiene di “aver realizzato un documento falso per una donna”. Sparti viene scarcerato nel maggio 1982 quando gli è diagnosticato un tumore in stato terminale al pancreas. Considerato in fin di vita, sopravvive per vent’anni. Un miracolo? Impossibile ricostruire la sua vicenda, perché le cartelle cliniche di Sparti vengono distrutte in un incendio nel 1995, pochi giorni prima che il giornalista del Tg1 Ennio Remondino, impegnato a seguire il caso, le possa esaminare.
Innocenti?
Mambro e Fioravanti hanno ammesso tutti i delitti per i quali sono stati condannati in via definitiva. Negano da sempre di essere coinvolti nella strage di Bologna. Per la mattina del 2 agosto 1980 Francesca Mambro e Valerio Fioravanti hanno un alibi. Da latitanti, in quel periodo avevano trovato rifugio nel Veneto e la mattina del 2 agosto erano a Padova insieme a Gilberto Cavallini. I due si trovavano al mercato di piazza delle Erbe, in attesa di incontrarsi proprio con Cavallini che aveva detto di doversi recare ad un appuntamento con un non meglio identificato zio Otto. Indagando sull’estremismo di destra, il giudice istruttore di Milano Guido Salvini si imbatte in Carlo Digilio, detto zio Otto. Interrogato da Salvini, Digilio ammette di aver avuto un appuntamento con Cavallini proprio il 2 agosto 1980. Cavallini, invece, è sempre stato reticente sull’episodio. Resta il fatto che l’alibi di Mambro e Fioravanti non è mai stato preso in esame da nessuna corte di giustizia.
Luigi Ciavardini
Diciassettenne nel 1980, nel 2002 è stato individuato come la persona che collocò la bomba nella sala d’aspetto. A chiamarlo in causa per la prima volta nella vicenda è stato Angelo Izzo, uno dei tre aguzzini del massacro del Circeo. Nel 1986, nel carcere di Palliano, Izzo convince la giovane neofascista torinese Raffaella Furiozzi a rivelare quanto appreso dal suo fidanzato Diego Macciò, ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia: a deporre materialmente la bomba a Bologna erano stati due militanti di Terza posizione, Nanni De Angelis e Massimilano Taddeini, con Fioravanti e Mambro di copertura. Secondo Izzo, doveva esserci Ciavardini, legatissimo agli altri due. È questa “deduzione” di Izzo a trascinare Ciavardini nell’inchiesta.
Mambro Francesca
Francesca Mambro nasce a Roma nel 1959. La madre è casalinga, il padre, morto nel 1979, maresciallo di Pubblica Sicurezza. Si iscrive a 14 anni nella sezione del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna. Il 7 gennaio 1978 è presente alla strage di Acca Larentia. È accanto a Stefano Recchioni quando viene colpito e ucciso dai carabinieri. “Da quel giorno – dirà la Mambro - ho giurato che non mi avrebbero più trovata disarmata. Sposata con Valerio Fioranti, è condannato in via definitiva a diversi ergastoli. Come il marito, lavora dal 1999 presso l’associazione “Nessuno tocchi Caino”.
Nar
Membri storici dei Nar sono Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi, Francesca Mambro,Giorgio Vale, Gilberto Cavallini, Luigi Ciavardini, oltre ai fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti. È una storia che nasce nel quartiere romano di Monteverde Vecchio. Una storia di sangue e di morte. Inizialmente i Nar attaccano la sinistra. Il 30 settembre 1977 uccidono Walter Rossi, simpatizzante di Lotta Continua. Il 28 febbraio 1978 è la volta di Roberto Scialabba, studente di sinistra. Il 7 gennaio 1979 i Nar assaltano Radio Città Futura, ferendo alcune studentesse di sinistra. Da questo momento i Nar decidono di puntare “al sistema”, di colpire esponenti dello Stato. Il 17 dicembre 1979 uccidono per errore lo studente Antonio Leandri, colpito al posto dell’avvocato Arcangeli, sospettato di legami con i servizi segreti. Poi è la volta di Maurizio Arnesano, agente di Polizia di guardia all'ambasciata del Libano. Il 28 maggio 1980 uccidono Franco Evangelista, detto Serpico, poliziotto di guardia davanti al liceo romano Giulio Cesare. Il 23 giugno 1980 uccidono Mario Amato, Sostituto Procuratore della Repubblica a Roma, titolare dell'inchiesta sull'eversione nera. Poi passano a colpire spie e traditori. Il 9 settembre 1980 è la volta di Francesco Ciccio Mangiameli, esponente palermitano di Terza Posizione. Il 5 febbraio 1981, in un conflitto a fuoco a Padova, Fioravanti uccide i carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese. Ferito, viene abbandonato dai suoi camerati e arrestato. Ad aprile viene arrestato suo fratello Cristiano, che comincia subito a collaborare con gli inquirenti. Per questo sconta una pena breve e oggi è in libertà sotto falso nome. Cristiano ha accusato suo fratello Valerio di aver ucciso anche il giornalista Mino Pecorelli e il presidente della Regione Sicilia Pier Santi Mattarella. Alibrandi muore in uno scontro a fuoco con la polizia il 5 dicembre 1981. Poco dopo muore Giorgio Vale e viene arrestato anche Gilberto Cavallini. È la fine dei Nar.
P2
La loggia massonica di Licio Gelli interviene nel depistaggio successivo alla strage. Perché? Quali sono gli interessi in gioco? Nessun processo e nessuna ricostruzione ha dato finora una risposta.
Sciacallo Una pista battuta di recente porterebbe al terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos “lo Sciacallo”, attualmente in carcere in Francia. Dagli atti acquisiti dalla commissione Mitrokhin emergerebbe infatti la presenza a Bologna, nei giorni immediatamente precedenti alla strage, di Thomas Kram, terrorista affiliato all’organizzazione di Carlos. Lo sciacallo ha rilasciato al Corriere della sera un’intervista vagamente sibillina, in cui però non rivela nulla di nuovo. Va però detto che nel 1979 i servizi avevano parlato di possibili rappresaglie in seguito all'arresto di un militante del Fronte popolare per la liberazione della Palestina.
Ustica
Nei cieli di Ustica, la sera del 27 giugno 1980, precipita un DC9 dell’Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo. Muoiono tutte le persone a bordo. È uno dei grandi misteri italiani. Una delle ipotesi è che un caccia Usa o francese abbia abbattuto per errore l’aereo. Forse durante un agguato all’aereo su cui viaggiava il leader libico Gheddafi. È solo un’ipotesi, non esiste una verità ufficiale. Resta il fatto che dalla tragedia di Ustica a quella di Bologna passano solo 40 giorni.
Verità Nonostante l’iter processuale sia giunto a termine e abbia individuato dei colpevoli, sono in molti a pensare che sulla strage di Bologna non si sia arrivati alla verità. Anche parte della sinistra italiana, inizialmente convinta della matrice fascista della strage, crede oggi che Fioravanti e Mambro siano innocenti e che la loro condanna serva a coprire altre responsabilità.
Zamberletti Giuseppe Sottosegretario Dc agli affari esteri all’epoca, è stato tra i primi a collegare Ustica alla strage di Bologna. Ad abbattere il DC9 sarebbero stati aerei da caccia libici, per ritorsione contro l’Italia, intenzionata a sottoscrivere un accordo con Malta che in questo modo sarebbe uscita dalla sfera d’influenza di Gheddafi. Dato che l’avvertimento non viene raccolto, il 2 agosto, proprio mentre quell’accordo viene siglato a Malta, viene fatta esplodere la bomba. Su questa tesi Zamberletti ha scritto un libro oggi pressoché sconosciuto (vedi sotto). Della stessa opinione era l’altro Dc Antonio Basaglia, nel 1980 ministro dell’industria. Basaglia sostiene addirittura di avere avuto in merito un’informazione riservata. Bisaglia muore in circostanze misteriose il 24 giugno 1984. Viene trovato in mare vicino al suo yacht Rosalù, ancorato al largo di Portofino. Il cadavere presenta un’ecchimosi tra il naso e il sopracciglio sinistro, ma non viene ordinata un’autopsia e l’accaduto è archiviato come disgrazia. Suo fratello Mario, sacerdote, non crede alla verità ufficiale: “Ci sono troppi misteri dietro alla scomparsa di Tony”, dichiara. Muore anche lui in circostanze sospette: il 17 agosto 1992 è rinvenuto cadavere nel lago di Centro Cadore. L’autopsia rivela che la morte non è sopravvenuta per annegamento ma per asfissia. Misteri su misteri.
(Fonte:www.ilcasseto.it)









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