Monti sotterra la concertazione sociale, la via che nel 1993 salvò l'Italia dalla bancarotta. Monti ritiene invece che il dialogo tra le parti produttive del paese non solo non sia utile, ma addirittura dannoso. L'ha detto in una sede non neutrale, ma molto interessata a quello che lui fa o non fa, dice o non dice. Parlava infatti alla crema dei banchieri italiani, un mondo che il premier conosce bene.
Quello che ha detto Monti potrà d'ora in avanti essere scolpito sulla porta del suo ufficio. «La concertazione – ha detto il presidente del consiglio in carica – ha generato i mali contro cui noi (chi, lui e le banche?) lottiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro». Sono parole molto gravi messe in bocca a un presidente del consiglio della Repubblica italiana. Significa che questo signore prelevato dall'università nel modo che sappiamo, conosce poco la nostra Costituzione o non la condivide o addirittura l'avversa. Qualcuno che conta avrebbe dovuto fargli qualche lezioncina di diritti costituzionali. O quanto meno avrebbe dovuto raccomandargli di non mentire mai agli italiani. Perché quello che il presidente del consiglio ha detto ieri sono due grandi sciocchezze.
La concertazione, secondo Monti, sarebbe alle origini di tutti i mali italiani. Non la corruzione, la criminalità economica, la finanziarizzazione dell'economia. No, queste sono cose normali, tanto da non meritare menzione da parte del presidente del consiglio davanti a un'assemblea di banchieri. E allora, viene fatto di domandare: perché un grande presidente della Reppubblica quando era presidente del consiglio riuscì a salvare l'Italia proprio grazie alla concertazione? Carlo Azeglio Ciampi la considerava parte della Costituzione materiale dello Stato. E Monti dovrebbe sapere che nel 1993 l'accordo che Ciampi firmò con le parti sociali e che rappresenta il frutto più importante della concertazione riuscì a far calare lo spread. Quella volta ci siamo riusciti da soli ad abbassare il differenziale dei tassi di interesse dei titoli di Stato. Questa volta invece Monti deve chiedere aiuto ai partner europei per fare uno scudo anti spread. Da otto mesi non riesce ad abbassarlo. Sarà forse per colpa della concertazione che lui non ha mai praticato? O sarà vero il contrario?
E poi l'altra sciocchezza: la concertazione sarebbe la causa della disoccupazione giovanile. Di quale concertazione sta parlando? Della legge Biagi? O delle leggi Fornero? La prima ha portato la precarietà. La seconda, e soprattutto la riforma da lui voluta delle pensioni, ha ristretto ancora di più le possibilità per i giovani di trovare un lavoro. Per una semplice ragione matematica. Se i vecchi rimandono nel loro posto di lavoro perché non possono andare in pensione non saranno mai rimpiazzati dai giovani.
P.S. Ricordiamo al presidente Monti il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione. Dice esattamente così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.». La sera prima di addormentarsi se lo rilegga qualche volta. Così il giorno dopo ai banchieri potrebbe dire qualcosa di più sensato.
12 luglio 2012









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