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Cantone: “Le nostre proposte per cambiare”

altIn Italia si sta formando un esercito di poveri composto in prevalenza di giovani lavoratori e anziani pensionati. Bisogna intervenire subito per sostenere il lavoro, le pensioni e il welfare. Carla Cantone, su LiberEtà, mensile dello Spi Cgil, rilancia le proposte dei sindacati dei pensionati avanzate nelle tre manifestazioni unitarie tenute a Milano, Roma e Bari.

Un pensionato su due vive con meno di mille euro al mese. Sono quasi otto milioni di persone. E tra questi c’è chi sta ancora peggio. Due milioni e mezzo di pensionati vivono addirittura con meno di cinquecento euro al mese. Questi dati li denunciamo da tempo. Per anni abbiamo chiesto al governo Berlusconi di intervenire senza che ci sia mai stata data una risposta: e nel frattempo il potere d’acquisto delle pensioni sta diminuendo ancora di più. Oggi ci troviamo a riproporre al governo Monti la stessa richiesta di attenzione verso una platea del paese che non ce la fa più a sostenere il peso della crisi. L’allarme che abbiamo lanciato il 20 giugno da tre piazze d’Italia, come sindacati dei pensionati, vuole dire a tutti: attenzione, siamo oltre il livello di guardia. Se tagliate ancora la spesa sociale si abbandonano al loro destino centinaia di migliaia di ex lavoratori che vivono la parte più difficile della loro vita in condizioni sempre più precarie.

Aumento delle pensioni A Milano, Roma e Bari abbiamo fatto delle proposte unitarie. Le voglio riassumere alle lettrici e ai lettori di LiberEtà perché la Tv e gli altri grandi mezzi d’informazione non ci hanno aiutato molto a farle conoscere. La prima cosa che chiediamo al governo e al Parlamento è di riaprire la partita della previdenza cancellando il blocco della rivalutazione delle pensioni e di intervenire con urgenza a sostegno dei redditi dei pensionati, a partire da quelli medio-bassi. L’ultima riforma delle pensioni ha privato milioni di persone della già inadeguata e misera rivalutazione annuale. Si tratta di una norma messa in atto al solo scopo di fare cassa e che – sommata a quella sugli esodati e all’innalzamento repentino dell’età pensionabile, che ha penalizzato soprattutto le donne – ha reso la riforma profondamente iniqua e ingiusta. Sul fronte dei redditi, invece, riteniamo che bisogna intervenire a sostegno del potere d’acquisto delle pensioni medio-basse, fortemente eroso dall’elevata pressione fiscale e dall’aumento dei prezzi. Il governo, il Parlamento e le forze politiche devono adoperarsi per migliorare la condizione reddituale dei pensionati e per arrestare il loro progressivo impoverimento.

Fisco più equo Il fisco italiano oggi colpisce soprattutto i redditi da pensione e da lavoro. I pensionati e i lavoratori dipendenti pagano la quasi totalità dell’Irpef nazionale, che pesa per oltre un terzo sui soli redditi da pensione. I pensionati, inoltre, hanno un’area di esenzione fiscale inferiore a quella dei lavoratori. Mentre ancora troppo poco è stato fatto sui grandi patrimoni e nella lotta all’evasione. Per questo chiediamo l’alleggerimento del carico fiscale, l’equiparazione della detrazione fiscale dei pensionati a quella prevista per il lavoro dipendente, la revisione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni e l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa escludendo i redditi alti. Per raggiungere questi obiettivi proponiamo per l’ennesima volta di tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie, di intensificare la lotta all’evasione fiscale e di proseguire con maggiore efficacia nella riduzione degli sprechi della spesa pubblica e dei costi impropri della politica.

Welfare La crisi non può essere la giustificazione per operare tagli ai servizi sanitari e assistenziali. Il welfare, cioè le politiche attive che promuovono il benessere sociale, può essere motore di sviluppo e del lavoro. Un aumento dei servizi, in particolare per l’infanzia e la non autosufficienza, può anche facilitare la crescita dell’occupazione, fondamentale per far ripartire il paese. Purtroppo da molti anni ormai evidenziamo con preoccupazione la riduzione costante delle risorse e degli investimenti per il sociale. Il fondo nazionale per le politiche sociali è stato drasticamente ridotto e il fondo nazionale per le non autosufficienze del tutto cancellato dal governo precedente. Chiediamo pertanto che dalla razionalizzazione della spesa e dalla riduzione degli sprechi – che deve riguardare sia la politica nazionale sia quella locale – si ricavino le risorse che servono per rifinanziare la spesa sociale e in particolare quella per l’assistenza di lunga durata, attraverso un piano nazionale per la non autosufficienza, adeguatamente finanziato, da realizzarsi con una legge nazionale. Oggi non siamo più soli a scendere in piazza per rivendicare questi obiettivi. È un fatto molto importante, perché solo se siamo tutti uniti possiamo riuscire a conquistarli.


 
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