La manifestazione dei metalmeccanici a Roma rimette al centro il tema del lavoro con diritti: democrazia, difesa dell'articolo 18 e riconquista del contratto nazionale di categoria. «Adesso basta discriminazioni» urla la piazza contro la Fiat. Tanti i pensionati in piazza con i metalmeccanici.
Una marea di tute blu sfila per le vie di Roma. «Siamo un popolo di pericolosi metalmeccanici», ha esordito con ironia il leader della Fiom, Maurizio Landini, dal palco di piazza San Giovanni. «Se da lunedì non parte una trattativa e non ci sono risposte sulla riforma del mercato del lavoro siamo pronti a proseguire la mobilitazione fino anche allo sciopero generale». «I metalmeccanici – ha aggiunto – sono pronti a tornare sotto la basilica di San Giovanni. E anche ad andare sotto i palazzi del governo». La piazza ascolta e applaude.
«Democrazia al lavoro» è lo slogan che riempie le strade di Roma. E fila tutto liscio. Non mancano cori e striscioni contro il governo Monti e contro Sergio Marchionne. Il serpentone colorato di tre chilometri era gremito di metalmeccanici arrivati da tutta Italia, ma anche di precari, di studenti, di pensionati. «I pensionati sono sempre al fianco dei lavoratori in lotta – ha detto il segretario generale dello Spi Cgil Carla Cantone – e per questo siamo in piazza insieme alla Fiom e alla Cgil in difesa del contratto nazionale, dell’occupazione, della democrazia sindacale e dei diritti di rappresentanza».
Il cuore pulsante dei metalmeccanici chiede la tutela del lavoro. Roberto Mariucci è un operaio della Merloni di Nocera Umbra. È in cassa integrazione insieme ad altri 700 colleghi: «Dei 3.500 dipendenti che eravamo fino a pochissimi anni fa, oggi non lavora più nessuno. Anche mia moglie lavorava in fabbrica. È stata licenziata. Abbiamo due bambine e un mutuo per altri 15 anni. E la mia cassa integrazione scade a maggio».
«Noi invece veniamo da Como – racconta Luca Conti – l'azienda ci ricatta: ci costringe a fare gli straordinari, lavoriamo anche 11 ore al giorno. Ma poi ci paga dopo sei mesi. E anche da noi chiudono fabbriche ogni giorno».
Maria Petrucci arriva da Cassino. È impiegata da 37 anni nella mensa Fiat: «Ma ormai – spiega – lavoriamo tre giorni a settimana».
Il caso Fiat scalda gli animi dei manifestanti. Landini chiede «lavoro con diritti», «democrazia e cittadinanza devono essere garantite in qualsiasi luogo di lavoro». «Adesso basta discriminazioni» dicono in tanti. «E niente più offese», riferendosi alla leader di Confindustria Emma Marcegaglia che aveva chiamato ''ladri'' i lavoratori iscritti al sindacato.









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