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Susanna Camusso: «La priorità è il lavoro»

altLa riforma del mercato del lavoro «senza l'accordo con il sindacato sarebbe ingiusta e inadeguata». Susanna Camusso in un'intervista all'Ansa rimette sui giusti binari la trattativa sul mercato del lavoro. «Non vorremmo che si ripetesse quello che è successo con la cosiddetta riforma delle pensioni che ha moltiplicato i problemi sul lavoro, prodotto ingiuste violenze e non ha neanche offerto una prospettiva ai giovani».


Il 2012, dice Camusso, sarà un anno «di piena recessione. La prima e più grave preoccupazione è la disoccupazione che crescerà ancora determinando parallelamente una crescita ulteriore di quelli senza tutele. Mi riferisco ai giovani, alle donne, ai lavoratori ultra cinquantenni. Si produrrà una nuova frammentazione del mercato del lavoro. Per questo la crescita non può continuare a essere rinviata».

Rispetto alle dichiarazioni del presidente del consiglio, Mario Monti, il segretario generale ha detto che «la polemica sul posto fisso, sulla sua presunta monotonia, è stucchevole e insopportabile. Soprattutto in una stagione così difficile, bisognerebbe essere rispettosi di chi cerca un lavoro disperatamente e non ha certo tempo di annoiarsi». Sempre rispondendo all'Ansa, il leader della Cgil ha ironizzato sulla battuta di Monti: «Immagino che il professor Monti sia in grado di farci un elenco di quali sarebbero le troppe tutele perché, nonostante gli sforzi, non le vediamo. 'Siamo di nuovo di fronte a uno stesso ritornello, questo sì monotono»

Molto chiara anche la posizione della Cgil sui licenziamenti e l'eventuale attacco allo Statuto dei lavoratori. «Abbiamo detto con chiarezza perché l'articolo 18 non è un tema della trattativa – spiega Susanna Camusso –. Chi continua a proporlo manifesta la sua volontà di non fare nessun confronto». Ma su questi temi non c'è da scherzare. «Quando si dice che l'articolo 18 scoraggia gli investimenti, si fa un'affermazione grave. Soprattutto – aggiunge – per un residente del consiglio che dovrebbe avere come prima funzione quella di presentare positivamente il Paese e promuovere investimenti». Camusso suggerisce a Monti di leggere «le infinite inchieste su ciò che viene giudicato d'ostacolo per investire in Italia: dalla criminalità agli incentivi, dall'incertezza fiscale a quella dei pagamenti».
Rispondendo ancora all'Ansa, il segretario della Cgil aggiunge: «Trovo davvero offensivo che si porti avanti una campagna di continui attacchi al lavoro, in un Paese come il nostro in difficoltà per gli effetti di una crisi generata dalla finanza e dai non investimenti sul lavoro». Sempre in tema di licenziamenti, Susanna Camusso dice che «sostenere, come fa Fornero con una strana affermazione, che non è giusto legare un lavoratore all'impresa, cosa vorrebbe dire? Che si vuole facilitare la licenziabilità? Non è assolutamente questo il tema da affrontare e non lo è tanto meno adesso in una fase di recessione».
Secondo Susanna Camusso bisogna ribaltare le priorità. «La precarietà e la lotta al sommerso – spiega – devono essere le vere priorità di questo confronto col Governo se davvero vogliamo dare una risposta ai giovani». Riferendosi alle parole usate dal ministro Fornero, Susanna Camusso dice che «la flessibilità buona, se così la si può chiamare, è quella collegata ad esigenze vere, per esempio alla stagionalità. È quella rispettosa dei diritti, della retribuzione e della sicurezza del lavoratore. La flessibilità cattiva la vediamo nel finto lavoro autonomo, negli stage non pagati e reiterati, nei contratti a termine che vengono temporaneamente sospesi per poi riprenderli evitando così che si traducano in lavoro a tempo indeterminato». In generale, «la flessibilità è cattiva quando le molteplici forme contrattuali, le collaborazioni, il finto lavoro autonomo, sono solo un mezzo per pagare poco il lavoro stesso, rendendolo insicuro e privo di diritti».
Susanna Camusso rilancia anche in tema di equità. «Il Btp day – dice il segretario – è stato fruttuoso, allora perché non si decide che le pensioni oltre i 5 mila euro al mese si pagano in titoli e così anche le retribuzioni pubbliche oltre i 150 mila euro l'anno?. ''Potrebbe essere - aggiunge - un modo per reperire risorse e fare in modo che la parola equità torni ad avere un po' di cittadinanza».

Vedremo dunque come si procederà nella trattativa con il Governo. «Ci stupiscano innovando – conclude Susanna Camusso – e non con il trito e ritrito ritornello che licenziare è la soluzione di tutti i mali. Rendere i licenziamenti più facili vuol dire solo produrre più iniquita».


 
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