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Carla Cantone si racconta in Tv

altCarla Cantone alle “Invasioni barbariche” di Ilaria Bignardi su la7 lancia un nuovo stile di sindacalista che piace moltissimo al pubblico televisivo e soprattutto alle donne: dice quello che pensa e solitamente è quello che pensa la gente.


Carla Cantone ha un cuore di donna. Di quelle donne che una volta salivano sulle barricate, che andavano a cantargliele al padrone, che si mettevano tra il corteo degli operai e la polizia per evitare che caricasse. È storia sì. Ma mica tanto. Quelle donne lì le abbiamo viste anche alla manifestazione degli indignati mentre cercavano di isolare i black blok. Sono donne che non hanno paura, che non arretrano neanche davanti a nomi altisonanti come Monti e Berlusconi. E Carla Cantone non si è tirata indietro nel faccia a faccia alle Invasione Barbariche, la riuscita trasmissione della 7 condotta da Irene Bignardi. A domanda su Monti ne ha fatto un ritratto in controluce: «Sobrio sì, col loden pure, ma anche piuttosto supponente e monotono; lui sì, non il posto fisso». E Di Berlusconi ha raccontato quando all'ex premier gli disse: «Non ci provare sai... a fare a fettine i pensionati».
È fatta così Carla Cantone. Non le manda a dire. « Chi la conosce di persona, a Pavia, la definisce un carro armato sovietico – ha scritto su “Lettera 43” Elia Belli – Energica, schietta, con un modo di fare verace ma in salsa padana.  La Carlina di ferro. Capelli corti e leggermente cotonati, viso tondo e rassicurante, la Cantone ha il look tipico della sciura della bassa lombarda e i suoi modi di fare semplici e spicci, che restano immutati sia che si trovi davanti a una telecamera della Tivù o nel salotto dell'amica, la trasformano nella Jessica Fletcher del sindacato, la persona a cui tutti si rivolgono per risolvere i problemi quotidiani, sicuri di ottenere il risultato sperato».
Per la prima volta davanti a milioni di spettatori Carla Cantone, invece di parlare degli altri, ha parlato di sé. È nata in un paesino della provincia di Pavia. Orfana di madre, ha tirato la carretta col padre contadino e due sorelle maggiori. «Certo, da giovane non ho avuto modo di conoscere la monotonia del posto fisso. Ho fatto di tutto per portare a casa un po' di soldi: la baby sitter, l'operaia, la commessa. A quei tempi solo i sciur come Mario Monti avevano il posto fisso. È stata una nostra conquista la sicurezza del posto di lavoro. E ora quelli lì, i professori, ci vorrebbero convincere che precario è bello!».
Carla Cantone si è raccontata davanti alle telecamere della 7 senza nascondere nulla. Nemmeno quando andava a fare le assemblee nei cantieri e gli operai sulle impalcature le dicevano in dialetto lombardo di venire su che le avrebbero dato una stropicciata. Oppure quando davanti ai cancelli del cantiere trovava scritto: Oggi assemblea con Carmen Russo (Carla Cantone). «Perché ero un po' formosa. Ma io li sgridavo. E così la volta successiva ci trovavo lo stesso cartello ma con su scritto: Oggi assemblea con Carla Cantone (Carmen Russo)».
Ne ha fatto di strada nel sindacato, la Cantone, che non si arrabbia come la Fornero se la chiamano così con l'articolo di genere femminile davanti. Ha cominciato come delegata delle Rsu nella sanità. A quei tempi lavorava come insegnante volontaria delle 150 per aiutare gli operai a prendere almeno il diploma di avviamento professionale, e nel frattempo studiava per prendersi la laurea. E prima di arrivare sulle vette del sindacato ha dovuto scalare molti ostacoli. Quando per esempio si trattò di scegliere il segretario generale della Fillea, il sindacato degli edili, ci fu Bruno Trentin che disse: «Una donna non può fare il capo degli edili». E invece lei ci riuscì perché la base voleva proprio lei a dispetto perfino del capo della Cgil.

E nella Cgil è stata la prima donna a fare la responsabile del settore industriale affrontando vertenze complicate come quella della Thyssen di Terni e della Fiat di Melfi. È stata anche la prima donna a diventare responsabile dell'organizzazione della Cgil. Quando lasciò la Confederazione per scadenza di mandato, chiudendo la conferenza di organizzazione dopo dieci anni che non si faceva salutò così le compagne e i compagni con cui aveva lavorato per otto anni: «Ogni volta che si chiude una porta, si apre un portone; e quel portone per me è lo Spi, un sindacato al quale io mi sento già affezionata». E i pensionati e le pensionate hanno tirato un sospiro di sollievo: «Ora nessuno più ce la porta via: la Carlina resta con noi».


 
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