Da Zuccotti Park alle Vele. Su Twitter nasce Occupy Scampia, la risposta al coprifuoco imposto dalla camorra nel quartiere di Napoli. Negozi chiusi alle 8, gente rinchiusa a casa la sera. ”Ci vuole una rivoluzione delle coscienze”, dice Pina Picierno (nella foto), la parlamentare campana del Pd che ha dato il via all’iniziativa: “Scenderemo in strada e andremo nei negozi. I clan ci imprigionano? E allora noi ci riprendiamo il territorio».
«Scampia non è loro, ma della gente perbene» dice Pina. Tantissimi i messaggi di risposta sul social network: «Non me lo sarei mai aspettato, è meraviglioso. Significa che tante persone non ne possono più e vogliono reagire». Che cosa deve fare lo Stato? «Polizia, forze dell’ordine, caschi blu dell’Onu. Deve imporre la sua presenza sul territorio. Noi siamo pronti a fare la nostra parte fino alle 5 del mattino». Ma che sta succedendo a Scampia? Piero Orsatti nel suo blog lo spiega.
Immagina una città di 200.000 persone. Più grande di Viterbo, per intenderci. Una città città, mica un paesone. Piazzala in una delle periferie più degradate e dimenticate del nostro amato BelPaese. Poi dimenticala. Mica per un po’, ma per anni, decenni. Lì, a macerare. Macerare nella disoccupazione, nel degrado, nella mancanza di servizi, nella monnezza, lasciando che sia la camorra e non lo Stato a governarne la vita, il linguaggio e l’economia. Immagina 200.000 persone ostaggio. Povera gente che oltre a tutte le sfortune che gli potevano capitare si è ritrovata a vivere in un posto così. Mica lo ha scelto. Quello c’era, e quello è stato.
Napoli. Scampia e zone limitrofe. 200.000 persone. Di cui ci si ricorda di tanto in tanto quando la quota di omicidi supera la soglia di tollerabilità. Quando ragazzini senza futuro si trovano a fare da carne da macello in qualche guerra di camorra. Come ora.
Leggo dal Mattino di Napoli: «I clan sono in guerra, la camorra impone il coprifuoco. A Scampia e Melito. L’ordine, perché di questo di tratta, è stato recapitato con un porta a porta, degno dei migliori addetti di come si faceva una volta il censimento. Le donne «devono» stare in casa. E limitare al massimo le uscite di giorno. Di notte mai. I negozi devono chiudere tra le sette e mezza e le 8. I bar, per le ventidue. E guai a chi trasgredisce. Non era mai accaduto. Nemmeno durante la fase più tragica di quel bagno di sangue criminale che fu lo scontro tra la cosca di Paolo Di Lauro e quella degli scissionisti o spagnoli che dir si voglia. La libertà contingentata per oltre duecentomila anime, è scattata subito dopo la mattanza dei primi giorni di quest’anno, con cinque morti ammazzati in pochi giorni».
Ecco qua. Il coprifuoco. Ci mancava solo questa a 200.000 vittime di una cultura dell’abbandono istituzionalizzata. Ci mancava solo questo a un popolo che perfino nel degrado in cui è stato abbandonato mantiene dignità e speranza. Una guerra, ecco quello che si sta verificando, e come in ogni guerra a pagarne i prezzi più alti sono i civili.
Questa volta però qualcosa accade. Nel silenzio generale, che in molti vorrebbero mantenere anche per sfuggire all’evidenza delle proprie responsabilità, una giovane parlamentare campana, Pina Picierno, ha deciso di usare Twitter e Social Network per lanciare un’idea semplice semplice di quelle che funzionano perché nascono da indignazione vera e da un senso pratico che spesso la politica delega ad altri. Occupiamo Scampia. #occupyscampia. Chiamare la città e il Paese a Scampia, e strappare il campo di battaglia alle famiglie camorriste in guerra. Togliere spazio, simbolicamente e fisicamente, a un conflitto che la civiltà annulla. Imporre attenzione. Usando la rete ma anche i propri corpi. A Scampia. Questo quello che sta avvenendo.
Su “Affaritaliani.it Pina Picierno ha spiegato la sua iniziativa a Lorenzo Lamperti che l'ha intervistata.
«La cosa – dice – è nata dopo che ho letto sui giornali che a causa di una faida tra clan della camorra è stato imposto il coprifuoco e ai negozi viene imposta la chiusura alle otto di sera. Ho avuto conferma di quello che sta accadendo anche da tanti amici di Napoli: le persone vengono praticamente chiuse in casa. Vengono “invitate” a stare a casa la sera. Questo è l’atteggiamento tipico di chi è proprietario di un territorio e non è possibile che sia così. Per questo ho sentito l’esigenza forte di dire basta, perché Scampia non è cosa loro. Quel territorio è, fino a prova contraria, parte dello Stato italiano. Da qui il mio invito a occupare le strade”.
Quale reazione c’è stata al tuo grido di battaglia?
“Ma guarda, Twitter è un mezzo incredibile. E’ impressionante quanti messaggi ho ricevuto in poche ore e continuo a ricevere ogni minuto. C’è stata un sacco di gente che mi ha contattata per dirmi che c’erano anche loro pronti a scendere in strada. E in queste ore stiamo definendo un appuntamento per decidere che cosa fare. Il senso è questo: loro chiudono la gente in strada, loro impongono il coprifuoco? E allora noi occupiamo le strade, stiamo nei negozi e ci riappropriamo di quel territorio. Perché Scampia è della gente perbene”.
Però il presidente della municipalità Angelo Pisani ha smorzato un po’ la questione del coprifuoco dicendo che se la gente non esce non è perché glielo ordina qualcuno…
“Eh, va beh… Io non sono napoletana, sono casertana, però questa cosa mica succede in tutti i quartieri di Napoli, a quanto mi risulta. Dire che la gente non esce perché c’è la crisi economica non mi sembra una risposta. Basta leggere i messaggi che mi arrivano su Twitter. Tanti ragazzi mi raccontano che ci sono cancelli alle porte delle abitazioni alle Vele di Scampia e la gente non può uscire. Tutto questo non è normale per niente, è una situazione che grida vendetta. E’ arrivato il momento di dire la nostra. Se i ragazzi di New York occupano Zuccotti Park noi occupiamo Scampia”.
Ti aspettavi una reazione del genere alla tua proposta?
“Assolutamente no, e ne sono felicissima. Io l’ho buttata lì dopo aver letto quelle cose terribili, ma la risposta è stata davvero sorprendente, meravigliosa. Significa che c’è tanta gente che ha voglia di reagire e di dire basta alla camorra. Quel territorio non può più essere abbandonato”.
C’è chi chiede l’intervento delle forze dell’ordine e dei caschi blu dell’Onu. Sei d’accordo?
“Di sicuro. Caschi blu, polizia, forze dell’ordine… tutto quanto è necessario per dimostrare che lo Stato in quel territorio c’è. Non è più tollerabile quello che succede a Scampia o a Melito, che il centro della faida in questi giorni. Bisogna riaffermare con forza la presenza dello Stato. Ma alla base c’è bisogno di una presenza forte della società civile. Abbiamo bisogno di una rivoluzione delle coscienze e di dimostrare che c’è tanta gente perbene che non è vero che se ne sta a casa ed è pronta a stare in giro fino alle cinque di mattina”.







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