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Pensioni, sigarette e social card

Torna la social card. Il governo ha inserito il rifinanziamento nel decreto sulle semplificazioni. Carla Cantone la rispedisce al mittente:«È un finto strumento di lotta alla povertà». Alla Camera invece sembra sciolto il nodo della copertura finanziaria delle pensioni dei lavoratori precoci e degli “esodati”.

A quanto si è appreso ieri è stato proprio il governo a presentare oggi nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera l'emendamento al decreto Milleproroghe, che sostituisce con un aumento delle tasse sulle sigarette l'incremento dei contributi previdenziali degli autonomi prospettato in un primo momento.
È questa una delle novità con cui torna in aula alla Camera il cosiddetto decreto Milleproroghe, dopo il ritorno all'esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio per la copertura della modifica alla riforma delle pensioni.

L'altra novità di oggi è che verrà rifinanziata la social card. In una nuova bozza del provvedimento sulle semplificazioni, che l'Ansa ha potuto visionare, è prevista una «sperimentazione finalizzata alla proroga del programma carta acquisti». Il progetto interesserà i «Comuni con più di 250.000 abitanti» ed è prevista una dotazione di risorse per 50 milioni di euro.

Ma torniamo alle pensioni. Il MIlleproroghe andrà al voto finale martedì prossimo. Poi il provvedimento passerà al Senato. Sciolto il nodo della copertura della modifica alla riforma delle pensioni 
È stato così sciolto il nodo della copertura degli emendamenti sulle pensioni in favore dei lavoratori esodati e precoci. La nuova formulazione dell'emendamento approvata dalle commissioni prevede la copertura attraverso la variazione dei prezzi di vendita dei tabacchi lavorati. La precedente versione che era approdato in Aula, prevedeva invece che la copertura arrivasse dall'aumento delle aliquote previdenziali per i lavoratori autonomi. 



Cambia la norma sugli esodati: ristretta la platea 
Il nuovo testo restringerà però, la platea dei lavoratori esodati interessati, di quelli cioè che avevano accettato di lasciare l'azienda in crisi pensando di poter andare in pensione entro pochi mesi, mentre la riforma previdenziale li lascia ora senza pensione e senza lavoro. La scorsa settimana avevano approvato un emendamento secondo cui avrebbero beneficiato delle vecchie regole i lavoratori che avevano sottoscritto un accordo per uscire dall'azienda prima del varo del decreto, cioè il 4 dicembre scorso, anche se poi si sono dimessi successivamente o stanno per dimettersi. La nuova versione prevede invece che potranno ricorrere alle vecchie norme previdenziali solo i lavoratori effettivamente usciti dalle proprie aziende entro il 31 dicembre scorso.

Social card. Duro invece il commento del segretario generale dello Spi Carla Cantone sulla social card. «Rispediamo al mittente la social card così come facemmo quando ci fu imposta dal governo Berlusconi». «La social card – ha continuato Cantone – è solo un finto strumento di sostegno al reddito che in realtà serve ad aiutare più il sistema finanziario che i poveri, tra i quali molti sono anziani pensionati. Anziché pensare a interventi caritatevoli – ha concluso il segretario generale dello Spi-Cgil – è quanto mai urgente che il governo dia vita ad una politica sociale degna di un paese civile che sia in grado di fornire strumenti di intervento agli enti locali e autonomia e dignità alle persone più fragili ed esposte».

 
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