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Basta violenze sugli anziani

alt«La violenza è l’atto più ignobile che si possa commettere ed è ancora più infame quando si scatena contro gli anziani, i bambini e le donne». Inizia con queste parole la denuncia fatta da Carla Cantone sulle pagine dell'Unità contro le case di riposo abusive dove si tratttengono in condizioni disumane persone debolissime e spesso abbondonate dagli stessi parenti.


Chi commette un simile reato non merita nulla. Per lo loro non ci può essere alcuna pietà.
Chi commette questi atti infami deve pagare ed essere allontanato dai luoghi nei quali vengono accolti i bambini e dai luoghi dove vengono ricoverati o “depositati” gli anziani, spesso non autosufficienti.
Gli ultimi due atti di violenza scoperti sono avvenuti nella casa di riposo Borea di Sanremo e in una struttura residenziale abusiva a Roma nel quartiere della Giustiniana.
Queste ennesime scoperte sono un pugno nello stomaco. Sono fatti insopportabili.
Che dolore e che rabbia nell’apprendere del trattamento che viene riservato ad anziani soli, fragili, malati, deboli ed incapaci di difendersi.
Che vergogna per una società che non ha alcun rispetto per chi è diventato “vecchio” e non più autosufficiente.
Che vergogna per un sistema assistenziale che non riesce a debellare questo virus, anzi questi vermi che si sono insediati in alcune strutture di assistenza per la terza e quarta età.
Che vergogna per quelle bestie, e mi scuso con le bestie, che operano in strutture così delicate senza rispetto alcuno per persone che sono costrette a lasciare le proprie case e i propri affetti per percorrere il tratto più difficile della propria esistenza in un istituto, in una residenza o in una casa di riposo.
Specialmente quando di riposo c’è solo il nome sulla targa affissa all’esterno.
Questi pseudo-operatori sociali che sfogano le loro frustrazioni e il loro disagio verso un lavoro che non li gratifica e che sicuramente non hanno scelto offendono e fanno del male anche ai tanti lavoratori e ai tanti volontari che lavorano e che sono impegnati con amore e capacità professionale nella sanità e nei servizi socio-assistenziali, sia pubblici che privati.
Per questo non bisogna criminalizzare tutto il sistema e tutte le case di riposo. Non sarebbe giusto e guai a noi se lo facessimo.
Però attenzione. Le mele marce devono essere individuate ed eliminate perché hanno dentro di se vermi e vermiciattoli che se non dovessero essere debellati rischiano di spostarsi da una mela all’altra.
Bisogna impedirlo e fermare tutti quelli che si rendono responsabili di violenze e abusi ai danni degli anziani.
Lo Spi-Cgil ha avanzato insieme alla Fp una proposta concreta al fine di smascherare tutte quelle strutture dequalificate e violente.
E’ urgente smascherarle perché la violenza si esercita in tanti modi: con i letti di costrizione, con l’accanimento terapeutico per sedare gli sfortunati ricoverati, con un’alimentazione povera e cattiva, con schiaffi e insulti, con il divieto di ricevere visite, di leggere e di distrarsi.
Queste sono solo alcune violenze che fanno parte di un elenco ben più pesante.
La prima cosa da fare è quindi quella di predisporre un piano di intervento su tutto il territorio nazionale da parte degli organismi preposti per controllare ogni struttura, sia pubblica che privata, per scovare una ad una le strutture illegali.
Occorre inasprire le pene considerando gravissimi i reati verso essere umani senza colpa alcuna.
Una volta per tutte servono pene esemplari. Fermare queste aggressioni, chi li compie, chi li copre e chi spesso si nasconde dietro una maschera di perbenismo è un dovere di tutti ed è un diritto degli anziani più fragili e più sfortunati.
I responsabili e i complici diretti ed indiretti non devono avere alcun argomento in propria difesa e quindi devono pagare per le schifezze che compiono sugli anziani.
Insisto nel dire che la violenza è un reato ignobile, sia che avvenga contro gli anziani sia che avvenga contro qualsiasi persona indifesa.
Stroncare questa infamia è una battaglia che deve riguardare tutte le persone oneste di questo paese perché è una battaglia di civiltà, di giustizia sociale e di democrazia.
Di civiltà perché un paese civile deve tutelare, assistere e rispettare chi non è autosufficiente.
Di giustizia sociale perché senza di essa non vi sono diritti di cittadinanza ma solo sfruttamento dei forti sui più deboli.
Di democrazia perché è l’albero portante dei diritti, della libertà e di un modello di società basato sui valori della nostra Carta Costituzionale.

Carla Cantone

 
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