È il lavoro la principale emergenza del 2012. Questo l’avviso inviato dai sindacati al governo nel primo giorno dell'anno. Se non si interviene subito, hanno aggiunto, il rischio di tensioni sociali è “reale”.
Secondo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, «nei prossimi mesi la recessione avrà un impatto duro sull'occupazione e sui redditi. Il rischio che cresca il conflitto sociale man mano che cresce la disuguaglianza è reale».
Pronta la risposta del premier Monti che ha espresso la volontà di ricercare la “massima intesa” sui temi del lavoro e dell'occupazione, pur sottolineando «l'esigenza di operare con la sollecitudine imposta dalla situazione».
Era stata la Camusso, infatti, ad invocare un intervento dell'esecutivo: «È meglio che il governo abbia più coraggio di quanto ne ha avuto finora e apra un confronto esplicito e costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e dell'occupazione. Noi vogliamo confrontarci sulla crescita del Paese, e per noi crescita vuol dire creare nuove occasioni di lavoro per giovani e donne e lavori meno instabili e precari per tutti», ha affermato.
Per questo, ha aggiunto la leader Cgil, «crediamo che un nuovo piano del lavoro sia indispensabile per ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili e atipici, moltiplicata in maniera irresponsabile dal governo Berlusconi».
D'accordo anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, che ha dichiarato: «C'è il rischio di andare verso una fase di recessione e, quindi, di riduzione dei posti di lavoro. L'aumento della disoccupazione non è certo un antidoto alla pace sociale, anzi è benzina sul fuoco». Le organizzazioni dei lavoratori invitano ad agire per evitare il peggiorare del quadro occupazionale, con un tasso di disoccupazione stimato in salita al 9% alla fine del 2012 dal Centro studi di Confindustria e per il 2013, anche per via dell'attenuazione del reintegro delle persone in cassa integrazione.
«Questo é il problema su cui concentrarsi», ha detto Angeletti, e per farlo bisogna partire dalla «riduzione delle tasse sul lavoro» altrimenti «le parole occupazione e crescita sono solo uno slogan».
Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Solo con la concertazione ed il dialogo sociale si possono affrontare i problemi gravi del Paese, distribuendo il peso dei sacrifici».
I sindacati chiedono, dunque, di partire dall'occupazione, per arginare la perdita di posti di lavoro: fino a oggi, secondo il ministero dello Sviluppo economico, sono 30 mila i lavoratori a rischio, considerando solo i tavoli di crisi aziendali coordinati dallo stesso ministero, mentre è di 300 mila il dato che si riferisce «al complesso di tutta l'occupazione diretta e indiretta (incluso ad esempio l'indotto) delle imprese a vario titolo coinvolte» ma che «non coincide assolutamente con il numero di posti di lavoro a rischio».
Tra i motivi principali della crisi, oltre al calo degli investimenti e dei consumi, la difficoltà di accesso al credito e il ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. A questi si affianca la questione giovanile, l’occupazione delle donne e quella della precarietà, insieme alla garanzia di un futuro previdenziale per i figli e i nipoti di oggi. Tutti temi cui ha fatto riferimento il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nel suo messaggio di fine anno.
E che saranno al centro della riforma del mercato del lavoro, guidata dal ministro Elsa Fornero, che si appresta a partire (gli incontri prenderanno il via nella seconda settimana di gennaio).
Tra le proposte dei sindacati c’è anche quella di ridurre la precarietà: da 46 forme di assunzione a tre o quattro e rendere le forme flessibili più costose, sono i punti da cui cominciare, sostiene la Cgil, rilanciando “con forza” la necessità di un piano per il lavoro e l'avvio di un confronto col sindacato.







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