Cenone della vigilia e pranzo di Natale con i parenti e gli amici ai piedi della torre della stazione di Milano sulla quale i lavoratori protestano contro la soppressione dei treni notturni. Dal 9 dicembre si trovano ad alcune decine di metri di altezza per protestare contro la soppressione dei treni notturni che costerà il lavoro a 800 dipendenti della Servirail, l'ex Wagon Lits.
Oliviero, Giuseppe e Carmine dalla torre non hanno alcune intenzione di scendere. "Anzi - spiegano - prendiamo l'impegno di scendere tra 24 mesi, visto che le Ferrovie si sono impegnate a ricollocarci entro 24 mesi e di questo annuncio non abbiamo alcun riscontro. E quando andiamo a fare la spesa non è che possiamo dire che passeremo a pagare tra 24 mesi".
Ogni treno che passa li saluta con la sirena e loro rispondono con i fischietti. E' un modo per dire che sulla torre, a 30 metri di altezza e col termometro di notte sotto lo zero, non sono soli. Sono i tre lavoratori appostati dallo scorso 8 dicembre su una torre tra i binari della stazione Centrale, a Milano, che si attrezzano a passare anche la notte di Natale al freddo, per protestare contro la soppressione dei treni notturni a lunga percorrenza, che costerà il lavoro a oltre 800 dipendenti della Servirail, la ex Wagon-lits, e di Rsi per la manutenzione.
Sotto la pensilina adiacente la torre, insieme con ammassi di materiale ferroviario, sono piantate quattro tende e un gazebo ed è stata predisposta una cucina da campo affiancata da generi di prima necessità: cassette di arance, scatole di pasta, barattoli di sugo e panettoni, quasi a ricordare che, nonstante tutto, anche lì è Natale. Una trentina di lavoratori li affianca e ha acceso un falò e oggi, a causa della chiusura natalizia delle scuole, ci sono anche alcuni bambini, mentre i tre licenziandi stanno tutto il tempo sulla torre. Di notte montano una tenda per attenuare il gelo e per le loro necessità dispongono di un water da campeggio, mentre dal basso vengono issati con una carrucola i pasti e tutto quello che può servire per tirare avanti in questo freddo deserto di binari.
La sera della vigilia hanno consumato una cena a base di pesce, come da tradizione. Sotto la torre le loro famiglie e i colleghi che li riforniscono mettendo il cibo in un cesto che poi viene issato fin lassù. "Perché - spiega Oliviero -, la torre è forte ma solo se la base è forte". La scena si è ripetuta anche oggi, per un pranzo di Natale che per loro ha costituito la ricerca di un momento di normalità. Alla base della torre un piccolo albero di Natale; sotto la tettoia, accanto alla struttura, i compagni dei tre, con le moglie e i figli, cucinano su fornelli alimentati a gas, bevono un bicchiere di vino per scaldarsi. "Sono tutti con noi, anche i pendolari", spiegano dalla torre. Anche i ferrovieri, che lo dimostrano da quando è cominciata la protesta suonando la sirena dei convogli in partenza e in arrivo. Dalla torre rispondono sbracciandosi con i loro fischietti e augurano buon Natale.







Sfoglia qualche pagina













