Oggi il direttore dell’Unità Claudio Sardo ha scritto un editoriale che coglie appieno il senso dei risultati ottenuti sulla manovra, ma che resta iniqua per ampi strati della popolazione, soprattutto lavoratori, pensionati e famiglie del ceto medio. Sardo riconosce la giusta battaglia del sindacato e invita partiti del centrosinistra a proseguire la battaglia per l’equità sociale oltre l'attuale manovra.
«Il Parlamento sta limando le punte più inique della manovra. Resta tuttavia immutata la struttura di una manovra a cui mancano, nell’insieme, quelle caratteristiche di progressività, necessarie per dare un segno tangibile di giustizia sociale. Mario Monti doveva trovare i soldi in poco tempo: e alla fine il costo maggiore è finito sulle spalle dei ceti medi, delle famiglie, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, insomma delle categorie da sempre bastonate dalla crisi e dalle politiche restrittive. Non mancano, è vero, interventi positivi: speriamo che la facoltà concessa all’Agenzia delle entrate di conoscere i conti correnti bancari venga intesa come il primo passo per una serie lotta all’evasione fiscale(finora praticamente assente); speriamo che le aliquote crescenti per le seconde e terze case, unite alle tasse sui beni di lusso, aprano la strada a una vera e propria patrimoniale sulle grandi fortune; speriamo che l’aumento dei bolli sulle operazioni finanziarie rappresenti l'inversione di tendenza verso una fiscalità finalmente generosa per chi crea lavoro e finalmente severa per chi destina gli utili alla speculazione (anziché alle attività produttive).
Ma anche guardando la manovra dal punto di vista della crescita, il giudizio complessivo non può essere positivo. Già si pronosticava una recessione, ora le previsioni peggioreranno per il 2012. Nessuno mette in discussione lo stato di necessità in cui il governo ha operato: senza interventi l’Italia sarebbe precipitata nel fallimento. Ma l'obbligo di una manovra così severa non esonera dal dovere di constatare una perdurante iniquità sociale, e al tempo stesso dal giudizio critico verso 1e politiche europee che rischiano di vanificare molti dei nostri sacrifici
Sbaglia chi dà al governo Monti un'etichetta di destra. È una stupidaggine, che peraltro tende a fare il gioco di Berlusconi, cancellando la memoria degli
immensi disastri del suo governo. Il governo politico dei «tecnici» è un esecutivo che somiglia, nelle condizioni date, a una grande coalizione. Ma certo non è un governo di centrosinistra, e questa non è una manovra di centrosinistra. Lo dimostrano anche le esitazioni sulle liberalizzazioni; conseguenza di una rimonta delle lobby e della pressione del centrodestra.
Il Pd deve continuare a battersi per migliorare fin dove possibile le misure. Se non altro, questa fase drammatica sta restituendo al Paese il "significato di destra e sinistra, rimettendo al centro la questione sociale, l'aspirazione all'uguaglianza, le opportunità, i ricchi e i poveri. È vero che c'è anche un'onda crescente di antipolitica, alimentata dagli stessi che esaltano le soluzioni tecniche e oligarchiche come le sole capaci di guidare un Paese così in crisi. La politica ha tante colpe e le sue classi dirigenti hanno certamente consumato un credito nella società. Debbono avere tanta umiltà, debbono dare prova di tanto rigore, innanzitutto verso loro stessi, per riconquistare il terreno perduto. Ma non è un caso che l'attacco al Parlamento si intensifichi proprio mentre questo sta cercando di cambiare in meglio la manovra e di alleviare almeno un po' le sofferenze dei più disagiati. Di certo, senza politica i più deboli sono destinati a soccombere. Per questo è una grande risorsa impagabile l'iniziativa unitaria dei sindacati. A loro tocca un compito di rappresentanza decisivo. Il rischio è che si allarghi la frattura sociale: così non ci sarebbe ricostruzione né salvezza del Paese. La battaglia dei sindacati e del centrosinistra deve continuare anche oltre la manovra. La lotta all'evasione va rafforzata, anche attraverso accordi internazionali.
Le liberalizzazioni vanno realizzate vincendo le resistenze corporative. Il lavoro va premiato (e la detassazione deve riguardare anche i lavoratori, non so1o le imprese). Ancora: le frequenze televisive vanno messe all'asta perché è ora di finirla con i regali alla Rai e soprattutto a Berlusconi.
La manovra può essere riequilibrata nel segno della giustizia sociale, anche dopo il voto delle Camere. Ma non avverrà gratis. E comunque bisogna
cominciare a comporre quel governo di ricostruzione naziona1e e di respiro europeo, a cui solo le elezioni democratiche possono dare la forza per vincere le pressioni delle lobby e delle oligarchie».
Claudio Sardo







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