di Rosanna Grano, inviata di LiberEtà; foto Susanna D'Aliesio
L'assemblea dei delegati della Cgil lancia un segnale al governo, forse l'ultimo. Lo ha detto Susanna Camusso concludendo l'iniziativa svolta al Palalottomatica: «Siamo pronti a sostenere le scelte giuste ma anche determinati a contrastare quelle che riteniamo sbagliate. Per questo valuteremo le proposte dopo l'incontro».
«La convocazione delle parti sociali è un segno positivo, ma non vorremmo che la fretta prevalesse sull'equità. Così la leader Cgil, Susanna Camusso, ha commentato le anticipazioni emerse sulla manovra finanziaria che il governo Monti si appresta a varare. «Far pagare chi ha poca voce rappresenta un'idea autoritaria e semplificata. Sia chiaro che i pensionati hanno una grande voce e la useremo fino in fondo», ha avvertito la sindacalista, che ha poi lanciato un appello all'esecutivo Monti: «Non rovini la festa che pensiamo di poter continuare a fare perché l'altro governo è uscito. Le parole equità e coesione non si prestano a qualsiasi politica». C'è solo un modo per uscire dalla grande crisi ignorata per tre anni dal governo appena 'uscito', ha ribadito la leader Cgil: «ricominciare dal lavoro».
«Noi – ha continuato Susanna Camusso che ha parlato per 45 minuti – abbiamo già detto quali sono le scelte che consideriamo eque; abbiamo anche detto in che consiste la discontinuità rispetto alle politiche del governo precedente; abbiamo bisogno di scelte che diano prospettive ai redditi da lavoro e da pensione. Noi consideriamo equo guardare ora a chi non ha ancora dato niente al fisco di questo nostro paese».
A Monti: valuteremo dopo l'incontro. «In Italia c'è una straordinaria attesa dopo la caduta del governo precedente. Già la civiltà dei comportamenti è un bel passo avanti, e noi vogliamo cogliere questo spirito positivo. Per questo abbiamo deciso di non correre dietro alle notizie che sono uscite nelle ultime ore e aspettare dall'incontro di domani una serie di risposte che diano il segno del cambiamento. Al governo diciamo che la Cgil non si è rassegnata per tre anni, e non si rassegna neanche oggi. Le nostre proposte sono chiare e restano le nostre bandiere. Nell'incontro di domani valuteremo cosa il governo ha da dirci. Le scelte giuste le accoglieremo, ma si sappia che siamo determinati a contrastare quelle che riterremo sbagliate».
Curare il lavoro
E quanto alle proposte, la prima, ricorda il segretario, è il lavoro: «curare il lavoro vuol dire curare l'Italia e, in questi tempi un po' strani, anche l'Europa. Curare è una parola che si usa per le persone, e allora curare il lavoro vuol dire avere cura delle persone, saper pensare che così si crea ricchezza. Perché il liberismo di questi anni ha voluto le persone diseguali e sole, ed è da lì che bisogna ripartire, dal lavoro. Anche per questo il governo precedente ci ha sprofondato nella crisi, perché non ha difeso il lavoro».
Sulle pensioni non si fa cassa
Un altro punto fermo. «Come si fa a dare ai giovani una prospettiva pensionistica? È questa la questione su cui siamo pronti a discutere, ma ci devono essere dei simboli riconoscibili. Quello che si vuole fare non è una riforma, ma fare cassa sulle pensioni. Noi non lo permetteremo».
Non si tocchi l'articolo 18
E poi il monito sui diritti intangibili: «L'articolo 18 non si tocca, perché i licenziamenti discriminatori sono un tema su cui si misura la civiltà di un paese e l'Italia è un paese civile. L'articolo 18 sancisce la libertà dei lavoratori, ma questa libertà è l'altra faccia della libertà di impresa tanto invocata. Se non si capisce questo ci sarebbe un rovesciamento dei valori. Noi non siamo disponibili a discriminazioni».
I privilegi
«Dopo tanti anni – ha proseguito la Camusso – ci dicono che i salari non recuperano neanche la metà dell'inflazione, ed è uno scandalo. Ma c'è uno scandalo in più, e bisogna proprio chiamarlo così: le retribuzioni dei manager e dei banchieri, che sono enormi. Non se ne può più: ci sono persone che guadagnano milioni di euro sulla pelle dei lavoratori. La vicenda Finmeccanica ne è un esempio. Invece di pensare al rilancio di questa azienda è stata data una extra liquidazione a chi ha rovinato l'immagine dell'azienda in Italia e nel mondo».
Tassare patrimoni e rendite
Perciò «bisogna intervenire sui grandi patrimoni e le rendite, e combattere l'evasione fiscale». È una parte della ricetta per uscire dalla crisi. «Non ci si venga a dire che il governo precedente ha fatto molto contro l'evasione, perché non è vero allora perché non si pensa a fare un accordo con la Svizzera per controllare i patrimoni esportati. Lo hanno fatto altri grandi paesi, perché non possiamo farlo anche noi?»
Confindustria non dia lezioni
«I lavoratori e i pensionati di questo paese i sacrifici hanno già cominciato a farli da qualche anno, e non hanno bisogno di lezioni da nessuno». Così Camusso replica al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che nei giorni scorsi aveva dichiarato che non è tempo di veti ma di sacrifici. «Ci piacerebbe sapere qual è il veto nel dire che i lavoratori hanno diritto alla mobilità, o che dopo aver lavorato 40 anni hanno diritto di andare in pensione».
Esiste un diritto al lavoro e un diritto al riposo, spiega Camusso. Il diritto a una fase della vita in cui riposarsi, con una pensione dignitosa. «Ci sono tanti pensionati che insieme a noi vogliono difendere le loro pensioni, cittadini di questo paese che non vogliono essere lasciati soli. Se la Confindustria pensa che 70 anni è l'età minima per le pensioni, noi pensiamo tutt'altro. E chiediamo a Confindustria cosa pensa delle loro imprese che ci chiamano per aprire le procedure di mobilità. Non ci sono due mondi. C'è un mondo solo. E noi vorremmo che ci sia la ragionevolezza».







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