di Rosanna Grano, inviata di LiberEtà
Nel catino del Palalottomatica sono assiepati 15 mila delegati venuti ad ascoltare le proposte della Cgil per uscire dalla crisi. È un appuntamento importante, che darà un segnale deciso al neo premier Mario Monti. Proprio in queste ore infatti il capo del governo sta iniziando le prime consultazioni prima di presentare la manovra alle camere. Oggi toccherà ai partiti, domani alle parti sociali. Quale segnale darà oggi la Cgil? Lo ha spiegato Fulvio Fammoni.
La Cgil sostiene che il lavoro è l'unica cura per il paese. Per spiegarlo a chiare lettere darà voce ad alcuni rappresentanti del mondo del lavoro, che dal palco affronteranno questioni ritenute cruciali per la crescita del paese. Tra queste il precariato giovanile, il lavoro delle donne, il Mezzogiorno che non cresce e la necessaria lotta che lo stato deve fare contro il lavoro nero e le mafie.
Il primo a prendere la parola è stato Fulvio Fammoni che ha spiegato il senso delle proposte della Cgil. In sintesi la sua ricetta si articola in nove medicine . 1. Una nuova e strategica politica industriale contro la crisi riaffermando la centralità manifatturiera del nostro sistema; 2. Ridurre drasticamente le 46 diverse forme contrattuali esistenti a poche unità “senza pensare ad improbabili ulteriori riforme”; 3. Riformare gli ammortizzatori sociali per garantire a tutti, specie ai giovani precari, tutele dignitose; 4. Attuare nella Pa politiche del lavoro che non penalizzino le nuove generazioni e favoriscano la qualità e l'universalità dei servizi; 5. Giovani non più precari, le nuove generazioni non devono essere ricattate: servono contratti veri, con pieni diritti e tutele; 6. Più donne al lavoro attraverso un piano straordinario per l'occupazione femminile e con la reintroduzione della legge contro le dimissioni in bianco; 7. Combattere e reprimere il lavoro nero recuperando le ingenti risorse economiche per estendere legalità e diritti; 8. Mettere al centro il Mezzogiorno attraverso piani strategici di sviluppo e occupazione; 9. Lotta senza quartiere all'economica mafiosa che sottrae ogni anno 330 miliardi di euro al Paese.
La Cgil, ha chiarito Fammoni, è pronta allora a fare la sua parte, ma senza che vengano toccati diritti fondamentali come i 40 anni di contributi o l'articolo 18. "Dicono che le aziende non crescono perché c'è l'articolo 18, ma il 95% delle aziende italiane ha meno di 9 dipendenti e lì l'articolo 18 non c'è - ha detto ancora Fammoni - e poi sostengono che senza articolo 18 ci sarà meno precarietà, ma i dati ci dicono il contrario: i contratti precari sono soprattutto dove non c'è lo Statuto e non c'è il sindacato".
E allora le proposte del sindacato vanno in un'altra direzione: ad esempio quella di cancellare le forme di lavoro "sbagliate", come il vaucher, "caso unico in Europa in cui il lavoro non si paga ad ora, ma a prestazione, con il lavoratore che dovrebbe contrattare alla pari con il datore di lavoro". La cosa è molto semplice, ha spiegato Fammoni: "stesso salario e stessi diritti per chi fa lo stesso lavoro".
Alla fine del suo intervento, prima di dare la parola ai delegati, Fammoni fa un appello ai giornalisti: date spazio agli uomini e le donne che parleranno vi racconteranno storie diverse da quelle dei giornali patinati ci propongono ogni giorno,
La prima delegata a intervenire è Simona Petracca di Safab, azienda in crisi: «Man mano abbiamo visto i nostri colleghi andare via, senza che ci venisse spiegato esattamente perché. Poi ci siamo rivolti, forse troppo tardi, alla Fillea Cgil, e abbiamo capito cosa stava succedendo. La nostra azienda è fallita forse ci siamo rivolti troppo tardi alla Fillea Cgil» Valentina ha concluso il suo intervento citando una canzone del gruppo musicale Cccp: «Non ci faremo travolgere dalla logica del 'nasci, produci, crepa'. Resisteremo, non vogliamo crepare».
Ha poi preso la parola il delegato di Pisa di Unicredit che ha parlato della crisi delle banche che costituisce una delle prime cause della crisi.







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