Le prime voci dal Palalottomatica raccolte dagli inviati di Radioarticolo1. E intanto dal palco inizia a parlare Fulvio Fammoni.
Luca De Zolt del comitato Giovani Non+ disposti a tutto: «Dobbiamo svelare la menzogna che continuano a ripetere in molti e cioè che per alzare i diritti ai giovani bisogna abbassarli a chi li ha. Questa è una favola, perché abbassando i diritti dei garantiti non c'è più possibilità che i giovani possano rivendicarli».
Corrado Marongio, operaio cassaintegrato della Eurallumina di Portovesme: «La mancanza di lavoro è la più grande ingiustizia che stiamo vivendo. Nel nostro territorio, il Sucis, è rimasto veramente poco. Da tre anni siamo in cassa integrazione e questo non è più sopportabile anche perché ormai la copertura sta per esaurirsi e tra poco entreremo in mobilità».
Stefania Crogi, Flai: «Chi presta la propria opera lavorativa deve avere dignità e rispetto. Come si può pensare a misure che vadano a toccare diritti acquisiti come la pensione? Una donna che ha lavorato per 40 dentro e fuori da una cella frigorifera, come le possiamo chiedere di continuare a lavorare con l'artrite alle mani e la schiena a pezzi? Perché a pagare prima devono essere sempre le donne?».
Valentina Messana, praticante legale di Pisa: «Il diritto di diventare madri e padri, di costruire il nostro futuro. E' dal rilancio dell'occupazione giovanile e femminile che bisogna ricominciare. Io sono solo un esempio di questa generazione precaria, ma è arrivato il momento di rassicurare questa nostra generazione, perché un paese che non investe sui giovani è un paese senza futuro».
I commenti da fuori. Cesare Damiano, Pd: «L'importante – ha detto il deputato – è che la manovra sia, nel complesso, orientata da un criterio di giustizia sociale. Sarebbe inaccettabile pescare sempre e solo da una parte». Damiano si augura che i 40 anni di contributi per il pensionamento non vengano cancellati: «Sarebbe socialmente iniquo. Parliamo di persone che hanno lavorato per 40 anni e aspetteranno la pensione per un anno e tre mesi nel 2014. Che, se hanno meno di 60 anni, hanno cominciato a lavorare tra i 15 ed i 18 anni. Lavoratori precoci, con bassa scolarità, operai o impiegati segnati da malattie professionali. Cosa possiamo chiedere loro?».







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