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Perché i dipendenti pagano più contributi?

Il presidente Monti aveva promesso interventi sui privilegi. Perché non si parte da qui? Il “Corriere della sera” di oggi parla di un dossier «privilegi pensionistici» che sarebbe sui tavoli del governo. Enrico Marro ha spulciato un po’ tra quelle carte e ha scoperto differenze incomprensibili nelle aliquote contributive. I lavoratori dipendenti per esempio pagano il 33%. I deputati e senatori solo l'8,6%; artigiani e commercianti il 20-21%; e certi professionisti solo il 10-13% (architetti, avvocati eccetera).


La casta
I privilegi più grossi sono ovviamente concentrati nella cosiddetta casta. Il Senato ha appena deciso di “eliminare” i vitalizi, si chiamano così le pensioni dei parlamentari, ma solo a partire dalla prossima legislatura. Quelli in servizio ora, come ha scritto Sergio Rizzo, se hanno più di 4 legislature alle spalle, potranno ancora andare in pensione a qualsiasi età, mentre nulla è previsto a carico di quei parlamentari tipo Giuseppe Gambale, andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese e Alfonso Pecoraro Scanio che nel 2008 ha preso il vitalizio a 49 anni. Ed è appena il caso di aggiungere che i vitalizi sono cumulabili con qualsiasi altro reddito, compresi eventuali vitalizi da consigliere regionale (qui si entra in una giungla dove è ancora possibile, come alla Regione Lazio, prendere l’assegno a 50 anni). Alla Camera invece, per ora, hanno solo approvato un ordine del giorno che prevede il passaggio al calcolo contributivo. Ma anche questo governo, come i precedenti, pare che non possa far nulla perché Camera e Senato hanno autonomia decisionale.

Ancora pensioni baby
E che dire dei dipendenti della Regione Sicilia che ancora possono andare in pensione anticipata a 45 anni, basta che abbiano un parente infermo da assistere? Anche in questo caso è la Regione, che oltretutto è a statuto speciale, che comanda. Sembra che voglia mettere fine a questo scandalo, ma il solo annuncio ha scatenato una fuga dal lavoro di 45-50enni. Insomma: le baby pensioni non sono del tutto cessate nel 1992, quando la riforma Amato mise fine al privilegio dei dipendenti pubblici che potevano andare in pensione dopo 19 anni sei mesi e un giorno (addirittura 14 anni sei mesi e un giorno se donne con figli). Un regalo che ancora paghiamo, visto che ci trasciniamo più di mezzo milione di pensioni liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d’età: 535.752 per la precisione, che costano allo Stato circa 9,5 miliardi di euro l’anno. In questo caso il governo potrebbe intervenire con un contributo di solidarietà (ipotesi che i tecnici avevano studiato già sotto il governo Berlusconi).

Le età di favore
Oltre alle differenze, già viste, restano quelle dei fondi speciali Inps: gli ex fondi Trasporti, Elettrici, Telefonici, Inpdai (dirigenti d’azienda) confluiti nel Fondo lavoratori dipendenti e i fondi Volo, Ferrovie, Clero ed ex Ipost (postelegrafonici). Il personale viaggiante dei trasporti può andare in pensione di vecchiaia a 60 anni (55 le donne). Stessa cosa per gli iscritti al Fondo Volo, che possono anche andare in pensione d'anzianità con un anticipo fino a 5 anni sulle regole generali. I macchinisti delle ferrovie possono lasciare a 58 anni con 25 di servizio, i controllori a 60 anni. (d’altra parte chi se la sente di viaggiare su un treno o un aereo con un pilota di 68 anni?).


 
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