I passaggi di mano delle merci agricole sono mediamente tre o quattro, ma possono diventare anche otto. A ogni passaggio il prezzo cresce. E al contadino restano pochi centesimi. Nostra inchiesta sul rincaro dei prezzi dei prodotti agricoli dal campo alla tavola.
«I pomodori? Quest’anno è stato un disastro. Andavano a così poco che metà del raccolto è rimasto a terra. Dovevamo indebitarci per venderli». Piana di Fondi, Latina. Grandi distese di campi fertili con la buona stagione, migliaia di ettari di serre coltivate d’inverno. Viene da questa piana una buona parte della frutta e della verdura che il consumatore italiano mette a tavola.
«Tutto quello che la terra offre, lo trovi qui», dice un agricoltore associato a una delle dieci cooperative agricole che vendono il loro prodotto ai grossisti del mercato ortofrutticolo di Fondi. È qui più che in altri posti che si può misurare l’ennesimo paradosso del nostro mercato alimentare: mentre il prezzo alla produzione di pesche e meloni, angurie e nettarine, pomodori e cetrioli crolla mediamente del 29 per cento, costringendo le aziende agricole a vendere sotto costo, i prezzi al consumo nei supermercati e dai rivenditori sotto casa, salgono vertiginosamente, con rincari del 400 per cento. «Lo sa a quanto ho visto i pomodori piccadilly che qui abbiamo venduto ai grossisti a venti centesimi, nel supermercato sotto casa? A 1,50 al chilo. Almeno servisse ai consumatori, e invece a fare affari è la grande distribuzione, che compra a niente e vende a tanto».
Il crollo dei prezzi agricoli segna l’ennesimo duro colpo alle nostre campagne. Secondo le organizzazioni dei coltivatori, solo nell’ultimo trimestre l’agricoltura ha perso 40 mila posti di lavoro, un 4,6 per cento in meno che segna il calo più significativo tra tutti i settori. E come se non bastasse, mentre i prezzi correvano, sono rimasti invenduti oltre 50 milioni di chili di frutta e di verdura italiane. Ma se i contadini non si arricchiscono, perché continuiamo a pagare caro prezzo le pesche e i pomodori che mettiamo a tavola?
Dal campo alla tavola. I passaggi di mano delle merci agricole sono mediamente tre o quattro, ma possono salire in alcuni casi documentati fino a otto. A ogni passaggio, il prezzo cresce. L’azienda di Fondi, ad esempio: una volta raccolto il pomodoro piccadilly a 20-30 centesimi al chilo, lo trasferisce all’Op (organizzazione di prodotto), di cui la stessa azienda è socia. Qui il prodotto viene selezionato, ripulito, calibrato, condizionato, incassettato e confezionato. Sono operazioni che, in genere, svolgono anche i grossisti, che trattano la materia prima grezza.
Siamo a questo punto già nel mercato ortofrutticolo di Fondi (Mof), uno dei più grandi mercati all’ingrosso d’Europa. I duecento grossisti che vi operano trattano oltre undici milioni di quintali di merci. Il flusso di frutta e verdura straniere si ingrossa “controstagione”. Il rincaro dopo il primo passaggio della filiera – secondo Elio Paparello, rappresentante dei grossisti – è del 140 per cento (costo: 80 centesimi). Una volta lavorate, frutta e verdura, prendono strade diverse a seconda delle committenze.
Merci in giro per l’Italia Per trasportare i prodotti agricoli, quasi sempre ci si affida al trasporto su gomma. E il conto da pagare è salato. Secondo un’indagine Nomisma, abbiamo il trasporto su ruote più caro d’Europa: per ogni chilometro percorso, servono in media 1,54 euro tra pedaggi, carburante, personale, condizionamento. In Francia costa 1,46; in Spagna appena 1,18 euro. E sono prezzi che non tengono conto degli ultimi rincari del petrolio e dell’Iva. Spesso questo servizio è esposto alle infiltrazioni criminali, che fanno schizzare ancora più in alto i costi dell’intermediazione.
Il prezzo dei passaggi. Nei mercati ortofrutticoli di arrivo, un altro grossista prende in carico la merce. Quando la cede al rivenditore finale, il prezzo del pomodoro piccadilly si è ormai quadruplicato (costo 1,20). Ovviamente il consumatore lo pagherà un po’ di più, perché anche il rivenditore vuole il suo agio. La Coldiretti fa il punto: il rincaro è del 103 per cento nel caso di un intermediario, del 290 per cento nel caso di due intermediari, del 294 per cento per la filiera lunga con tre o quattro passaggi di mano. Sapete quanto va al contadino? Appena il 17 per cento del prezzo finale.
Antonio Fico







Sfoglia qualche pagina













