Oggi si celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa iniziativa si svolge sotto l’egida dell’Onu che l’ha istituita nel 1999. L’Italia ha più di qualche buono motivi per non farla passare sotto silenzio. L’Istat calcola che più di 6 milioni di donne nell’arco della loro vita hanno subito violenze.
La giornata vuole sensibilizzare al problema dei milioni di donne che ancora nel Terzo Millennio vengono sottomesse, violentate, uccise e perseguitate. Più di cento paesi sono ancora privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica, mentre quasi una donna su tre (percentuale che sale a oltre il 70% secondo alcune fonti) è stata picchiata, ha subito coercizione sessuale o ha subito altro genere di abusi durante la propria vita, quasi sempre da qualcuno che la conosceva. Per le donne di età compresa tra i 15 e 44 anni, la violenza è una delle maggiori cause di morte e disabilità, più del cancro, degli incidenti stradali, delle guerre e della malaria.La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo (1930-1961), sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni. Esattamente cinquantuno anni fa Patria Mercedes Mirabal, María Argentina Minerva Mirabal e Antonia María Teresa Mirabal, militanti del Movimiento revolucionario 14 de Junio, venivano bloccate sulla strada da agenti del servicio de inteligencia militar mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione. Condotte in un luogo appartato, furono torturate e uccise. I loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando, che venne fatto precipitare per un dirupo per simulare un incidente.
«Quando ero ragazzina in Cile – ricorda nel suo messaggio l'ex presidente cileno Michelle Bachelet – c’era un detto, “quien te quiere te aporrea”, chi ti vuole bene ti picchia. È sempre stato così, sospiravano le donne; ma oggi questa violenza non può più essere considerata inevitabile e va identificata per quello che è, una violazione dei diritti umani, una minaccia alla democrazia, alla pace e alla sicurezza, un pesante fardello per le economie nazionali. E invece è uno dei crimini meno perseguiti nel mondo».
Seicentotre milioni di donne vivono in paesi nei quali la violenza domestica è considerata un fatto strettamente privato. Oltre 60 milioni di bambine vengono costrette a sposarsi, e sono tra i 100 e i 140 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali; mancano all'appello, in tutto il mondo, 100 milioni di bambine che non sono venute al mondo perché vittime della pratica dell'aborto selettivo; almeno 600mila donne ogni anno sono vittime della tratta a sfondo sessuale. Tutto questo in un mondo in cui due su tre adulti analfabeti sono donne, in cui ogni 90 secondi, ogni giorno, una donna muore durante la gravidanza o per complicazioni legate al parto, nonostante esistano conoscenze e risorse per rendere il parto sicuro.
E da noi? E' di pochi mesi fa la sentenza di un tribunale italiano che riconosce le attenuanti a un uomo che aveva stuprato una ragazza minacciandola con un'ascia, in quanto la vittima "sapeva che l'uomo aveva un debole per lei". Ed è di questi giorni la notizia dell'assalto al tribunale di Velletri messo a segno da parenti e amici di tre ventenni, tutti italiani, condannati a 8 anni e sei mesi per lo stupro di una ragazza minorenne. Tutto questo in un paese in cui i femminicidi accertati sono stati negli ultimi cinque anni 651 (92 nei primi nove mesi di quest'anno). Nel 2006 l’Istat stimava in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). Nel 2010, l’Istat ha presentato una nuova ricerca che evidenziava come siamo passati a 10 milioni 485 mila donne che hanno subito nell’arco della loro vita abusi e violenze verbali, fisiche e sessuali, praticamente una donna su due.
Tra gli obiettivi della giornata: il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.







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