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Pensioni, ecco i nostri paletti

altLe pensioni tornano sulla graticola. Dopo i numerosi rimaneggiamenti compiuti dal governo Berlusconi torna in ballo col nuovo governo la possibilità di altri interventi. Sul prossimo numero di LiberEtà Carla Cantone mette precisi paletti, come ha spiegato l'altra sera a Ballarò. Ecco il suo intervento

Fino ad oggi il tema delle pensioni è stato trattato solo ed esclusivamente in termini strumentali e politici. Tutto questo ha portato alla costruzione di colossali bugie che hanno contribuito alla mistificazione della realtà e a disegnare in modo profondamente errato il sistema previdenziale italiano. Si è detto, infatti, che non fosse sostenibile, che si va in pensione prima che in ogni altro paese e che i pensionati rubano il futuro ai giovani, alimentando un inutile quanto ingiusto scontro generazionale che non ha davvero alcuna ragione di esistere.
Nel suo discorso programmatico il presidente del consiglio Mario Monti ha invece contribuito a ripristinare una verità storica che per diciassette anni è stata nascosta e occultata da chi ci ha governato. Il sistema previdenziale italiano funziona e la nostra età pensionabile non solo è in linea con l’Unione europea ma è addirittura superiore a quella di molti paesi, come la Francia e la Germania.
A queste dichiarazioni, che ci hanno positivamente colpito, il presidente del consiglio ha poi accompagnato l’annuncio di voler intervenire per riformare le pensioni. Lo ha detto senza entrare troppo nel merito, ma delineando un metodo basato su un confronto con le parti sociali dal quale non intendiamo in nessuna misura sottrarci e al quale vogliamo portare il nostro contributo di idee e di proposte.
È nostra opinione che occorra lavorare a monte del sistema pensionistico e che il primo intervento da mettere in campo debba riguardare il lavoro e la crescita perché senza una certezza retributiva non vi sarà alcuna certezza contributiva.
Pensioni e lavoro vanno, quindi, di pari passo e non possono essere temi slegati se non si vuole costringere una generazione di giovani ad avere come unica prospettiva quella di una pensione da fame. Occorre, pertanto, farla finita con il continuo ricorso al lavoro nero e precario e con l’idea che i licenziamenti facili e senza giusta causa risolvano il problema della crescita del paese.
Se si vuole quindi mettere mano ai privilegi presenti nel nostro sistema previdenziale, si cominci con l’eliminare quelli che riguardano la classe politica, i manager, i dirigenti e tutti quelli che hanno un’elevata retribuzione da lavoro e da pensione. Le risorse recuperate dovrebbero poi essere destinate a creare un fondo nazionale per l’occu­pazione dei giovani. Occorre, inoltre, intervenire sulle vergognose anomalie che esistono tra il fondo pensionistico dei lavoratori dipendenti (che è  in attivo) e quello dei manager e dei dirigenti clamorosamente in passivo.
L’esigenza di recuperare risorse deve essere colmata con altri interventi, che non tocchino chi è più debole e più povero, ma che colpiscano finalmente chi è ricco e chi non ha ancora mai pagato. È per questo che sosteniamo l’esigenza dell’introduzione di una patrimoniale e di una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e a ogni forma di illegalità.
Non è più rinviabile, inoltre, un intervento che tuteli concretamente il potere d’acquisto delle pensioni medio-basse, che è sceso di oltre il 30 per cento negli ultimi quindici anni. Anche per queste ragioni è urgente una riforma fiscale che abbia il chiaro segno dell’equità e della giustizia sociale.
Sul tema dell’età del pensionamento, invece, se è proprio necessario introdurre delle modifiche, la strada da seguire potrebbe essere quella di un sistema incentivante e flessibile. Altra cosa è quella delle pensioni di anzianità. È impensabile intervenire su tutti quei lavoratori che hanno alle spalle 41 anni di lavoro, su quelli che sono entrati in fabbrica a 14 anni e su quelli che svolgono attività usuranti, faticose e di delicata responsabilità. Cancellare queste anzianità sarebbe una grave ingiustizia.
Quello che proponiamo può garantire un paese sempre più equo, equilibrato e più giusto, che non sia soltanto dei ricchi e dei potenti ma in grado di dare risposte a tutti quelli che dal governo Berlusconi di risposte non ne hanno mai avute. Dobbiamo lasciarci indietro una stagione penosa in cui il privilegio e il beneficio di pochi ha sempre prevalso sull’interesse e sulle stringenti necessità della collettività.               
Carla Cantone


 
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