Dai sindacati arriva il via libera a Mario Monti. Ma le posizioni delle tre confederazioni non sono sulla stessa lunghezza d’onda. La Cisl punta su un patto con gli imprenditori (la vecchia idea del patto sociale). La Cgil invece vorrebbe un patto di cittadinanza e soprattutto discontinuità con le politiche sociali e del lavoro del precedente governo.
«Voltare pagina». È questo che chiede la Cgil al presidente incaricato Mario Monti. «Ora serve discontinuità, equità sociale e misure concrete per la crescita» ha spiegato Susanna Camusso uscendo dal vertice di palazzo Giustiniani. La Cgil è stata molto franca. Bisogna superare il metodo del precedente governo basato sulla divisione dei sindacati, sugli accordi separati e gli incontri clandestini. Susanna Camusso ha parlato della necessità che si riparta da un nuovo patto di cittadinanza, che vuol dire ricostruire un patto fiscale tra cittadini e paese messo in discussione dal berlusconismo. Tradotto in altri termini questo significa ripartire dall'equità sociale, con l'introduzione dell'imposta patrimoniale (paghi chi non ha mai pagato), l'assunzione della centralità del lavoro, l'impegno a ridurre la precarietà e tornare a fare politica industriale. Insomma, bisogna ricostruire quel delicato rapporto tra cittadini e Stato deteriorato alle fondamenta dal ventennio berlusconiano.
Al di là dei termini usati dai due leader sindacali, Bonanni e Camusso, il punto che sembra divida le due Confederazioni è il fisco. La Cisl sembra punti ancora sulla delega fiscale presentata dall’ex ministro Tremonti. Il cardine della filosofia tremontiana è passare dalla tassazione sulle persone a quella sulle cose, cioè dai redditi ai consumi. Per la Cgil questa scelta significa spalmare il peso fiscale soprattutto su ceti medi e poveri. Quella delega contiene poi un’incognita inquietante sui tagli all’assistenza e alle detrazioni fiscali che possono determinare un vero massacro sociale. Per la Cgil stringere un nuovo patto di cittadinanza significa promuovere riforme all'insegna dell'equità sociale e della redistribuzione dei redditi, introdurre una tassa sulle grandi ricchezze e misure per riattivare lo sviluppo e creare nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani.
Nel vertice con Monti si è levata la voce del presidente delle Acli Andrea Oliviero convocato come rappresentante del Terzo settore. «Non c’è solo lo spread – ha detto all’uscita – ma anche i poveri che aumentano. L’Italia è l’unico paese a non avere un sostegno per i poveri.
Il vertice di ieri ha fornito al presidente incaricato la fotografia di quello che Berlusconi lascia in eredità al paese. Povertà crescente, ingiustizia fiscale, democrazia oligarchica. Un motivo in più per formulare un sentito augurio al presidente incaricato che come ha ammesso la stessa Susanna Camusso sta dimostrando di voler «lavorare non sull'emergenza ma sulle riforme di cui il paese ha bisogno».







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