Oggi brindiamo. Il governo Berlusconi si è finalmente dimesso. L’Italia può voltare pagina dopo un decennio di decadenza economica, sociale, civile. E dopo che nelle ultime settimane il discredito internazionale e il fallimento politico del premier hanno spinto l’intero Paese sull’orlo del precipizio. Brindiamo sperando nel riscatto. Brindiamo anche se non ci sfuggono i rischi e le difficoltà di domani. Per quanto ambigua sia l’espressione Seconda Repubblica, Silvio Berlusconi ne è stato certamente l’uomo-simbolo. Il ventennio seguito al trattato di Maastricht e al terremoto di Tangentopoli ha portato all’Italia anche risultati positivi. Tra tutti l’ingresso nell’euro e l’alternanza di governo. Ma alla fine del ciclo il bilancio è decisamente in rosso. Sono cresciute le disuguaglianze, è calata la competitività, si sono sfilacciate le reti di solidarietà, i corpi intermedi hanno perso consistenza riducendo la partecipazione e il tasso di rinnovamento politico. Proprio su impulso di Berlusconi il sistema è stato piegato a un presidenzialismo di fatto che confligge apertamente con gli equilibri costituzionali. E non parliamo poi di quanto la società si sia impoverita di senso civico, di legalità, di cultura della condivisione, moltiplicando invece i conflitti di interesse e le commistioni tra affari e amministrazione pubblica... Ecco perché uscire dal berlusconismo e voltare pagina non è impresa che si può affidare soltanto a un governo. È una grande battaglia politico-culturale, che deve partire da un’analisi critica e autocritica sul ventennio trascorso...
Dopo 17 anni sipario sulla videocrazia, di Filippo Ceccarelli, la Repubblica
...Dopo "anni di regno" ha scritto ieri Le Monde Berlusconi "lascia l'Italia come l'ha trovata", e la sintesi suona brillante, ma il sospetto è che l'Italia sia molto peggio, dopo di lui, e soprattutto che stia ancora peggio che nel 1994. Oltre che nei numeri della crisi la degenerazione si rispecchia nelle forme espressive e perfino smaglianti di un potere configuratosi al tempo stesso evoluto e arcaico, non solo perché esercitato da un magnate dei media con tecniche avanzatissime, ma come sospeso nel tempo dei regimi pre-democratici, indifferente alle altrui opinioni, prossimo a un astuto e morbido assolutismo. Condizione inedita e complicata...
Quei pozzi avvelenati, di Francesco Merlo, la Repubblica
Non c'è da intonare il requiem di Mozart o di Brahms per l'uomo più ricco d'Italia che ha comprato metà del Parlamento e ha ordinato di approvare almeno 25 leggi ad personam. E ha terremotato lo Stato infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. E mentre i suoi ministri leghisti attaccavano la bandiera e l'unità dello Stato, Berlusconi organizzava la piazza contro i tribunali di Stato, la Corte costituzionale, il capo dello Stato. Anche il federalismo non ha preso, come negli Usa e in Germania, la forma dello Stato ma dell'attacco al cuore dello Stato. Avevamo avuto di tutto nella storia: mai lo statista che lavorava per demolire lo Stato. Quanto tempo ci vorrà per rilegittimare i servitori dello Stato, dai magistrati ai partiti politici, dagli insegnanti ai bidelli ai poliziotti senza soldi e con le volanti a secco?
E quante generazioni ci vorranno per restituire un po' di valore all'università, alla scuola e alla cultura che Berlusconi ha depresso e umiliato: contro i maestri, contro gli insegnanti, contro tutti i dipendenti pubblici considerati la base elettorale del centrosinistra, e contro la scuola pubblica, contro il liceo classico visto come fucina di comunisti. E ha degradato la più grande casa editrice del Paese a strumento di propaganda (escono in questi giorni i saggi di Alfano, Sacconi, Bondi, Lupi....). Ha corrotto una grande quantità di giornalisti come mai era avvenuto. Ha definitivamente distrutto la Rai affidata ad una gang di male intenzionati che hanno manipolato, cacciato via i dissidenti, lavorando in combutta con i concorrenti di Mediaset. E con i suoi giornali e le sue televisioni ha sfigurato il giornalismo di destra che aveva avuto campioni del calibro di Longanesi e Montanelli. Con lui la faziosità militante è diventata macchina del fango. Testate storiche sono state ridotte a rotocalchi agiografici. E ha smoderato i moderati, ha liberato i mascalzoni dando dignità allo spavaldo malandrino, ai Previti e ai Verdini, ai pregiudicati, e c'è un po' di Lavitola, di Lele Mora e di Tarantini in tutti quelli che gli stanno intorno, anche se ora li chiama traditori. Berlusconi, che fu il primo a circondarsi di creativi, di geniacci come Freccero e Gori ha umiliato la modernità dei nuovi mestieri, della sua stessa comitiva, l'idea di squadra che all'esordio schierava a simbolo Lucio Colletti e alla fine ha schierato a capibranco Tarantini, Ponzellini, Anemone, Bisgnani, Papa, Scajola, Bertolaso, Dell'Utri, Verdini, Romani, Cosentino. Eroi dei giornali di destra sono stati Igor Marini e Pio Pompa. I campioni dell'informazione berlusconiana in tv sono Vespa, Fede e Minzolini. Persino il lessico è diventato molto più volgare, il berlusconismo ha introdotto nelle istituzioni lo slang lavitoilese, malavitoso e sbruffone. E'stato il governo del dito medio e del turpiloquio, è aumentato lo 'spread'tra la lingua italiana e la buona educazione.
E la corruzione è diventata sacco di Stato e basta pensare agli appalti per la ricostruzione dell'Aquila, assegnati tra le risate della cricca. Berlusconi ha dissolto "tutti i tradizionali e irrigiditi rapporti sociali, con il loro corollario di credenze e venerati pregiudizi. E tutto ciò che era solido e stabile è stato scosso, tutto ciò che era sacro è stato profanato". Persino la bestemmia è diventata simonia spicciola, ufficialmente perdonata dalla Chiesa in cambio di privilegi, scuole e mense. Toccò, nientemeno, a monsignor Rino Fisichella spiegare che, sì, la legge di Dio è legge di Dio, ma "in alcuni casi, occorre "contestualizzare" anche la bestemmia". E quanto ci vorrà per far dimenticare la diplomazia del cucù e delle corna, lo slittamento dal tradizionale atlantismo verso i paesi dell'ex Unione Sovietica, la speciale amicizia con i peggiori satrapi del mondo? (...)
Al servizio del paese, di Eugenio Scalfari, la Repubblica
...Quella alle nostre spalle è stata una settimana di tregenda, conclusa da due giorni di pausa e di respiro in attesa del meglio. Per i mercati il meglio è Monti il peggio è l'incertezza e l'indecisione.
Nei giorni di tempesta lo "spread" è arrivato a 600 punti dal "Bund" tedesco e il rendimento dei nostri titoli pluriennali ha raggiunto il 7,10 per cento, un livello che provocherebbe l'avvitamento del sistema se non fosse un picco ma diventasse uno standard. Il professor Penati ha spiegato su queste colonne che un rendimento del 7 per cento provocherebbe illiquidità nelle banche e poi insolvibilità. Penati teme che questi fenomeni siano già in atto. Forse è troppo pessimista ma ci va vicino. Personalmente penso che una terapia sia ancora possibile purché applicata con urgenza. Credo sia questo il programma di Monti: efficacia e urgenza, crescita e rigore. Ho scritto altre volte, parafrasando Draghi, Roubini e Stiglitz, che a questo a punto i provvedimenti di crescita sono più urgenti del rigore perché consentono un rigore "sano". Senza crescita il rigore diventa una tremenda malattia che si chiama deflazione e recessione...
L'Italia può farcela, di Bill Emmont, La Stampa
Guardare l’Italia negli ultimi anni è stato come guardare un incidente d’auto al rallentatore. O forse un’analogia migliore, più inglese sarebbe quella di paragonare il Bel Paese al Titanic. E’ forte, piena di gente ricca e ben costruita ma il proprio autocompiacimento la sta portando lentamente verso un iceberg. Ora, però, bisogna cambiare analogia. Dobbiamo chiederci che cosa può fare il professor Mario Monti per rianimare e curare il malato italiano…
L’economia in Italia è cresciuta appena del 3% nel decennio 2001-2010, mentre in Francia è cresciuta del 12%. In questo senso l’Italia non è come la Grecia: è peggio. Il reddito pro capite della Grecia è cresciuto in media di circa il 2% all’anno nel 2001-2010, mentre in Italia in realtà è precipitato. L’Italia si sentiva e in qualche modo sembrava forte e ricca, ma in realtà, non solo stagnava ma s’impoveriva. I redditi delle famiglie sono più bassi di quanto non fossero dieci anni fa. Il debito del governo è più grande di quanto non fosse allora. L’idea che il Paese fosse comunque in una bella posizione è stata utilizzata, dal Presidente del Consiglio, dai suoi ministri e, a volte, da dirigenti d’azienda anche come pretesto per evitare la necessità di decisioni difficili. Il buon argomento «fondamentale» è, comunque, corretto nel modo in cui l’ha usato il Presidente Van Rompuy: il potenziale dell’Italia rimane forte...
È solo l'inizio, di Norma Rangeri, Il Manifesto
Alleluja. Silvio Berlusconi si è dimesso. Dopo diciassette anni e una giornata lunghissima, carica di tensione, seguita in diretta dai siti di tutto il mondo, l'imprenditore televisivo che avrebbe dovuto far funzionare l'Italia come la sua azienda molla la presa dopo averci trascinato al collasso e trasformato il suo sogno nel nostro incubo. Ci lascia in eredità un paese sfigurato dal colossale conflitto di interessi, sconvolto nelle elementari regole di convivenza, spolpato nelle residue energie dalle cricche di ogni ordine e grado, umiliato dalla prostituzione, non solo sessuale.
Il crepuscolo del cavaliere, di Pierluigi Battista, Il Corriere della sera
Il berlusconismo ha sfatato, nei lunghi anni del suo predominio, molti luoghi comuni, alcuni dei quali generosamente profusi dal suo stesso inventore e artefice. Sfatato il mito del Berlusconi decisionista. In diciassette anni non ha dato corso nemmeno all'inizio di una riduzione fiscale promessa con l'accattivante slogan «meno tasse per tutti». Non ha liberalizzato l'economia e anzi, con il caso Alitalia, si è dimostrato anche discretamente statalista e dirigista. Il popolo delle partite Iva, il ceto medio produttivo, la piccola impresa, gli outsider che lo hanno osannato a Vicenza quando nel 2006 Berlusconi sfoderò il meglio del suo repertorio di comunicatore politico, tutti costoro, il blocco sociale del berlusconismo (e del leghismo), hanno dovuto ricredersi, a loro spese: l'Italia è sempre ingessata, asfissiata dalla burocrazia, massacrata da un Fisco esoso. Un'altra leggenda messa a punto dall'ufficio pubbliche relazioni del berlusconismo è che Berlusconi sia un perfetto eroe della tolleranza, un «editore liberale», un capo bonario che ha una parola buona per tutti. È noto invece quanto Berlusconi sia stato ossessionato da Santoro e Biagi senza mai frenare un desiderio compulsivo di mettere a tacere chi, dal suo regno televisivo, faceva opera di irriverente disturbo. E quanto a tolleranza, il modo sbrigativo con cui si è liberato di Fini, nel coro ossequioso degli aennini ex finiani, dimostra che per Berlusconi troppo spesso il dissenso coincide con il «sabotaggio», il dubbio con il «remare contro», il «no» come una perversa insubordinazione. Basta vedere quanti sono i desaparecidos del berlusconismo nascente: una schiera infinita, sostituita da yes men e incensatori, miracolati e clienti, faccendieri e ragazze che hanno trovato un modo tutto loro per fare carriera nella politica, nello spettacolo e nella politica-spettacolo.
È stato bello, di Marco Travaglio, Il Fatto
… La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo.
All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia. L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie.
Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri...
Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anti corruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse.
La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi. Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori. Mi dimetto. Sic transit gloria immundi.







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