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Berlusconi si dimette: la piazza fa festa

altSilvio Berlusconi si è dimesso. In una giornata tesissima, dopo l'approvazione della legge di stabilità il presidente del Consiglio è salito al Colle per rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La crisi di governo è aperta. Sotto il Quirinale la folla festeggia cantando “Bella Ciao” e il gruppo Resistenza musicale permanente suona l'Hallelujah

È la fine del quarto governo Berlusconi, di un'era e di una stagione politica. E l'inizio, per molti, della Terza Repubblica. La conferma ufficiale delle dimissioni è stata accolta in piazza del Quirinale da fischi e urla di gioia. Un lungo applauso, tricolori sventolanti, bottiglie stappate. Intanto, il premier dimissionario lasciava il Colle da un'uscita secondaria per fare rientro nella sua residenza privata, a Palazzo Grazioli, anche qui da una porta di servizio. Domani alle 9 inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, atto preparatorio per la formazione di un nuovo governo. Saranno sentiti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, con l'imperativo di fare presto: la tabella di marcia del Quirinale prevede che già lunedì, quando riapriranno Borse e mercati, ci siano un presidente incaricato e la lista dei ministri. Parola d'ordine di Napolitano è agire in fretta per rassicurare comunità internazionale e Unione europea sugli impegni italiani.  

Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate al termine di dodici ore dense di appuntamenti, scandite da attese e incontri. Con il via libera definitivo della Camera, in seconda lettura e senza modifiche, al ddl di stabilità già licenziato dal Senato – 380 sì, 26 contrari e due astenuti (il Pd non ha votato, Idv ha votato no) – i provvedimenti in adempimento agli impegni Ue del governo Berlusconi sono recepiti nella nuova legge di stabilità. Si è compiuto così l'ultimo atto parlamentare del governo Berlusconi prima delle dimissioni.

La seduta alla Camera è stata segnata da un clima rovente all'interno e dalle contestazioni della folla, fuori da Montecitorio e in Piazza Colonna: centinaia di persone hanno esposto cartelli di protesta, urlando "dimissioni", "vergogna" e "buffone" al premier. Stessa scena davanti al Quirinale, all'arrivo del Cavaliere per l'atto formale delle dimissioni. In aula, invece, Berlusconi ha incassato applausi dai deputati del Pdl. Freddi, invece, i deputati leghisti, rimasti immobili al loro posto.

Momenti concitati si sono avuti durante le dichiarazioni di voto: il capogruppo del Pd Dario Franceschini ha parlato della fine di un'era, di cui Berlusconi è stato spartiacque e della necessità di ricostruire sulle macerie. "Tutti noi singoli deputati siamo chiamati a questo percorso di ricostruzione", ha detto. Mentre il suo intervento veniva applaudito dai banchi del centrosinistra, dai settori della Lega sono partite le urla di deputati che chiedevano "elezioni, elezioni".

Situazione analoga, al contrario, quando ha preso la parola Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: stavolta è stato il Pd a scandire, urlando, "dimissioni, dimissioni". Contestato al suo arrivo a Montecitorio il deputato di Popolo e Territorio Domenico Scilipoti, che in aula ha parlato di "colpo di Stato"; accuse di tradimento e urla di scherno incassate dallo "scontento" Roberto Antonione, entrato nella componente 'Costituente Popolare Liberale-Pli', all'interno del Gruppo Misto, che ha replicato: "Noi rispondiamo solo alla nostra coscienza".

In piazza, le contestazioni sono continuate anche durante il Consiglio dei ministri, l'ultimo presieduto da Silvio Berlusconi, in cui il premier ha salutato i colleghi di governo, ringraziandoli per il lavoro svolto insieme, e ha confermato l'intenzione di salire dimissionario al Colle. "Berlusconi, vai a casa, fuori la mafia dallo Stato", queste le grida della folla. Attimi di tensione anche all'arrivo di militanti di Forza Nuova: in molti gli hanno urlato contro, cantando "Bella ciao".

In una giornata di fuoco, da Napolitano è giunta una nuova sollecitazione alla coesione: "Occorre – ha sottolineato il capo dello Stato – che tutte le forze politiche sappiano agire con senso di responsabilità e formulare proposte in grado di conciliare il rigore imposto dalla necessità di ridurre il debito pubblico e di promuovere la crescita con l'esigenza di distribuire egualmente i sacrifici tutelando i ceti in maggiore difficoltà".
12 novembre 2011


 
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