«Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia. E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò...» Così comincia l'articolo di oggi 12 novembre (la data è da annotare nella nostra memoria) di Massimo Gramellini su La Stampa. Merita di conservarlo per quanto è bello!
Oggi è il giorno che chiude un ventennio, uno dei tanti della nostra storia. E il pensiero va al momento in cui tutto cominciò. Era il 26 gennaio 1994, un mercoledì. Quando, alle cinque e mezzo del pomeriggio, il Tg4 di Emilio Fede trasmise in anteprima la videocassetta della Discesa In Campo. La mossa geniale fu di presentarsi alla Nazione non come un candidato agli esordi, ma come un presidente già in carica. La libreria finta, i fogli bianchi fra le mani (in realtà leggeva da un rullo), il collant sopra la cinepresa per scaldare l’immagine, la scrivania con gli argenti lucidati e le foto dei familiari girate a favore di telecamera, nemmeno un centimetro lasciato al caso o al buongusto.
E poi il discorso, limato fino alla nausea per ottenere un senso rassicurante di vuoto: «Crediamo in un’Italia più prospera e serena, più moderna ed efficiente... Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano». Era la televendita di un sogno a cui molti italiani hanno creduto in buona fede per mancanza di filtri critici o semplicemente di alternative. Allora nessuno poteva sapere che il set era stato allestito in un angolo del parco di Macherio, durante i lavori di ristrutturazione della villa. C’erano ruspe, sacchi di cemento e tanta polvere, intorno a quel sipario di cartone. Se la telecamera avesse allargato il campo, avrebbe inquadrato delle macerie.
Oggi è il giorno in cui il set viene smontato. Restano le macerie. La pausa pubblicitaria è finita. È tempo di costruire davvero.
Massimo Gramellini, La Stampa 12 novembre 2011
P.S. Nella fotina che illustra l'articolo la copertina del numero dell’Economist di questa settimana. Il titolo è “That’s all, folks” (“È tutto, ragazzi!”), noto per essere la frase che chiude i cartoni animati dei Looney Tunes. L’immagine di Berlusconi è incollata su un quadro del 1847, Les Romains de la décadence (“I romani della decadenza”), di Thomas Couture (con chiari riferimenti al bunga bunga in stire tardo romano impero). In basso a destra, un fumetto: «Dice di mandare il conto a una certa signora Merkel, a Berlino». Quella di questa settimana è la sesta copertina che l’Economist dedica a Silvio Berlusconi. La più recente era stata quella famosa su “L’uomo che ha fottuto un intero paese”. Quella di questa settimana sarà l’ultima, probabilmente.







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