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E adesso paghi chi ha prodotto la crisi

Ancora non sappiamo se l’Italia riuscirà a salvarsi dal baratro in cui è sprofondata per colpa dell’incompetenza del governo berlusconiano e del suo capo. La speranza è che il partito del predellino possa scomparire il più in fretta possibile, insieme ai suoi dirigenti più fastidiosi (Gelmini, La Russa, Gasparri, Cicchitto) e che scompaiano da tutte le televisioni le apparizioni più moleste, come quelle dei ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, sicuramente i più dannosi responsabili di dicasteri che la storia ricordi dall’unità d’Italia ad oggi.

Rimane soltanto un dubbio, in attesa che Mario Monti riceva l’incarico di formare un nuovo governo: l’Italia ce la farà a non sprofondare nel default. Ma per evitare il fallimento dovremo pagare qualche cambiale in più ai nostri creditori (chi ci presta i soldi al tasso del 6 per cento). Siccome il responsabile di quanto è accaduto è soprattutto uno, Silvio Berlusconi, perché non dovremmo chiedere di pagare i danni che ha combinato?
L’Islanda ha messo sotto accusa l’ex primo ministro Geir Haarde, in carica dal 2006 al 2009. È stato accusato di non essere stato in grado di gestire la crisi economica, come era suo dovere. «Sulle casse dello Stato incombeva un pericolo enorme e lui non ha fatto nulla», c’è scritto nella deliberazione parlamentare. È la medesima accusa che potremmo rivolgere a Berlusconi e al suo ministro economico Giulio Tremonti, che nel 2008 e 2009 hanno ripetutamente negato perfino l’esistenza della crisi, non apprestando alcuna cura nonostante l’evidenza dei sintomi. Perfino pochi giorni fa, il magnate di Arcore ha negato la realtà, adducendo come prova i tavolini sempre occupati dei ristoranti, gli aerei sempre pieni e altre amenità.
Un risarcimento dei danni si potrebbe forse ipotizzare e nemmeno simbolico. In fondo, Berlusconi, con il suo premierato, si è arricchito di inserzionisti per le sue reti televisive e ha accresciuto enormemente il suo patrimonio mobiliare e immobiliare, sfruttando il suo enorme conflitto di interessi. Potrebbe restituire alla collettività almeno una parte del malloppo. E con lui dovrebbero restituirlo anche tutti coloro che si sono arricchiti con la crisi lucrando sulle disgrazie dei soliti poveri Cristi che hanno perso il potere d’acquisto, il posto di lavoro, i diritti ereditati dai padri e le sicurezze del welfare.


P.S. Il numero dell’Economist di questa settimana dedica la sua copertina a Silvio Berlusconi. Il titolo è “That’s all, folks” (“È tutto, gente!”), noto per essere la frase che chiude i cartoni animati dei Looney Tunes. L’immagine di Berlusconi è incollata su un quadro del 1847, Les Romains de la décadence (“I romani della decadenza”), di Thomas Couture (una significativa scena da bunga bunga imperiale. Quella di questa settimana è la quinta copertina che l’Economist dedica a Silvio Berlusconi. La più recente era stata quella famosa su “L’uomo che ha fottuto un intero paese”. Quella di domani sarà l’ultima, probabilmente.

 
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