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Inchiesta/ Il malaffare zavorra l'Italia

altSecondo la Commissione europea la corruzione in Europa costa 120 miliardi di euro all’anno. L’Italia da sola copre la metà di questa cifra. La Ue ha emanato una direttiva sulla lotta al malaffare. Ma il governo italiano fino ad oggi non l'ha presa in considerazione.

La metà dei 120 miliardi di euro che la corruzione costa ai cittadini europei – pari all’intero bilancio annuo dell’Unione – è da attribuirsi alla sola Italia. Nel bel paese le cifre del malaffare non accennano a diminuire, come risulta dall’ultimo rapporto di Transparency International (organizzazione non governativa che si occupa di monitorare il fenomeno della corruzione nel mondo attraverso interviste a imprenditori). L’Europa, però, ha deciso di combatterla sul serio: il Parlamento – con una risoluzione votata a larga maggioranza – ha di recente chiesto alla Commissione europea di imprimere un colpo d’acceleratore con sanzioni su scala europea, nuove “relazioni anticorruzione”, controlli sulla tracciabilità delle transazioni finanziarie, regole chiare per proibire il conflitto d’interessi, invito agli Stati membri a rafforzare la trasparenza attraverso codici di condotta.
In un momento in cui la crisi economica fa sentire i suoi morsi sulla pelle dei cittadini dell’eurozona, e davanti a numeri dai quali emerge un costo per i cittadini europei di 120 miliardi annui, pari al bilancio annuale dell’Unione, il Parlamento ha deciso di chiedere un inasprimento delle sanzioni su scala europea. «Dall’Europa è arrivata una nuova sferzata ai governi perché si cominci a fare sul serio – ha commentato il vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella –. La corruzione nel vecchio continente è una piaga dilagante, ma come sempre nei problemi che coinvolgono maggiormente la classe politica, c’è chi lotta veramente per arginarla e chi si nasconde dietro la facciata di una pletora di norme, lasciandole sostanzialmente inapplicate».

L’organizzazione non governativa tedesca Transparency International nel suo rapporto 2010 rileva come Italia e Grecia abbiano alti livelli di corruzione mentre la Germania sia ai primi posti nella lotta ai fenomeni corruttivi, come lo sono Francia, Regno Unito, Finlandia, Svezia, Olanda e Danimarca.
Per la verità, l’Europa da tempo sta cercando di alzare il tiro per combattere il fenomeno. Nel 1999 è stato il Consiglio d’Europa a istituire il gruppo di Stati contro la corruzione (G.r.e.c.o.), per fornire un sostegno agli Stati membri nella lotta all’illegalità attraverso un monitoraggio della situazione. L’Italia vi ha aderito il 30 giugno 2007, ma ancora deve ratificare la convenzione.

Relativamente all’Italia il rapporto del G.r.e.c.o. parla di corruzione diffusa nella società civile, dal pagamento di tangenti agli appalti pubblici, fino alle lauree facili o agli scandali nel calcio passando attraverso uno stretto nesso tra il fenomeno della corruzione e quello della criminalità organizzata. Sul versante normativo nel rapporto Greco si fa notare come le più recenti leggi abbiano segnato un abbassamento della guardia rispetto alla lotta alla corruzione. E in generale si dice che «la legislazione italiana anticorruzione si basa su troppi testi di legge, elemento che genera confusione».

Un'altra fonte di dati. Secondo i dati riportati nella relazione al Parlamento per il 2010 e curata dal Saet creato nell’ambito del dipartimento della funzione pubblica, negli ultimi sette anni il numero dei reati intercettati dalle forze di polizia contro la pubblica amministrazione si attesta sui 25.537 reati consumati, circa 3.600 delitti all’anno, con 103.215 persone denunciate e 14.745 soggetti segnalati all’anno all’autorità giudiziaria da parte delle forze di polizia.

La Corte dei conti parla di un aumento del 30,22 per cento nel 2010 (inaugurazione dell’anno giudiziario 2011). Se uno dei settori più colpiti dal fenomeno corruttivo è quello dei fondi europei, il malaffare si annida pure nella domanda pubblica di contratti per lavori, servizi e forniture.


 
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