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Bersani: «La bussola del futuro è il lavoro»

altPier Luigi Bersani ha chiuso il suo discorso in piazza San Giovanni a Roma sulle note di “Cambierà” di Neffa. Il segretario ha salutato a lungo i presenti sventolando la bandiera dell'Italia. Poi ha cominciato a parlare alla piazza e al paese. Ecco la sintesi delle cose che ha detto il segretario del Pd.

I cinque problemi dell'Italia, secondo Bersani, sono la poca crescita economica, il debito pubblico non in sicurezza, la pubblica amministrazione che non gira, i servizi fondamentali ancora da realizzare (dalla sanità alla scuola al trasporto pubblico) e le troppe diseguaglianze sociali tra Nord e Sud. Sono questi i cinque problemi dell'Italia che «dobbiamo guardare in faccia», secondo il segretario del Partito democratico, che li ha elencati dal palco di piazza San Giovanni. «Il primo di questi problemi – ha spiegato – è un macigno sulla strada dell'Italia: da anni cresciamo poco. Troppo poco. Nei tre anni della crisi abbiamo perso ricchezza per più del doppio della media europea. Il secondo problema è il costo del debito che cresce in modo pauroso mentre l'economia è troppo bassa per portare da sé risorse alle casse dello Stato. Terzo problema è che la macchina pubblica non gira. Poi – ha proseguito il segretario – ci sono alcuni servizi fondamentali finiti in affanno e in alcune aree del paese ormai sono andati sotto la soglia della sostenibilità e della decenza. Quinto e ultimo problema, che però tutti gli altri contiene, è il tessuto civico e democratico del nostro paese. Le diseguaglianze sociali e quelle fra Nord e Sud sono aumentate in modo drammatico. Ma in questo enorme disagio – ha concluso Bersani – abbiamo il problema della credibilità del governo che è ai minimi storici».

Per la ricostruzione del Paese serve un patto di legislatura tra progressisti e moderati. Parole testuali di Bersani: «Il messaggio fondamentale lo daremo alle italiane e agli italiani. Le alleanze politiche vengono dopo. Perché il più contiene il meno; e perché se non si alza la canzone popolare i cantanti da soli concludono poco! Le alleanze politiche sono dunque per noi la conseguenza, non la premessa, della proposta per l'Italia. Se diciamo ricostruzione, allora diciamo alleanza dei progressisti e dei moderati, diciamo patto di governo per una legislatura di ricostruzione, per sostenere la riscossa del Paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d'Europa. È inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella». Allora la proposta è: «Unità per la ricostruzione. Sappiamo che questa proposta è una sfida per tutti. Per il centrosinistra, per le forze di centro e per lo stesso Partito Democratico. Ma guardando il dramma del Paese tutti devono accettarla!».

«C'è chi ancora oggi perde tempo a pensare se si possa oltrepassare Berlusconi escludendo il Pd o indebolendolo. Vediamo bene le operazioni in corso e la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal Pd o ridurlo a ruota di scorta. No, il primo partito del Paese non sarà mai una ruota di scorta» è l'avvertimento del segretario del Pd. E poi la priorità delle priorità: «Bisogna fare qualcosa per chi cerca lavoro e non lo trova», ha detto il leader del Pd. «Vogliono incoraggiare i licenziamenti, pensando che questo di per sé migliori il mercato del lavoro? Come si può pensare una sciocchezza simile?». E ha aggiunto: «Perché non si pensa piuttosto a crearlo, un po' di lavoro, invece di distruggere quello che c'è?».

«Sia chiaro comunque che anche un eventuale governo di transizione non potrebbe che muoversi nel senso di un nuovo patto sociale, capace di tenere unito questo paese, dopo le drammatiche divisioni di questi anni», ha proseguito il segretario del Pd, che ha aggiunto: «Sappiamo già quale senso dare a questa svolta, quale obiettivo mettere davanti a tutto; sappiamo con quale bussola orientare le nostre politiche come fu per l'euro. Questo grande obiettivo, questa bussola sarà il lavoro per la nuova generazione». «Nessuno – ha promesso il leader del Pd –  sarà abbandonato, ma il lavoro dei giovani sarà la bussola. Perché se l'Italia vuole avere un futuro deve mettere al lavoro la nuova generazione».


 
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