Dalle memorie degli abitanti di Gemmano estraiamo questo breve brano. Le storie che vi sono raccontate sono state raccolte da Silvana Cerruti vincitrice dell'ultimo Premio LiberEtà Generazioni. La casa editrice LiberEtà le ha pubblicate nel libro “La guerra all'improvviso”.
Quando è arrivato il fronte, mio marito era sotto le armi e io ero incinta. Da San Clemente fino a Onferno m’ha portato su un uomo con un carretto, aveva un somarello, tabon, tabon, tabon… Lì mi sono nascosta nelle grotte. In quelle grotte eravamo in tanti, ricchi e poveri. C’era acqua dappertutto: sotto, sulle pareti, e sassi, sassi grossi e alcuni a punta così.
Il bambino è nato a Onferno, nelle grotte di Onferno. C’era un’ostetrica di Rimini vicino a me, è stata lei che mi ha aiutata. Quando è stato il momento ci siamo messe un pochino da parte, e poi la gente ha capito. Dopo lei lo ha preso per i piedi e lo ha mostrato a tutti: «Guardate che bel bambino!» ha detto tenendolo per i piedi. Era proprio un bel bambino, l’ho chiamato Silvano.
Eravamo nelle grotte, c’erano tutti i carri che sparavano e sopra gli apparecchi che buttavano giù… La terra tremava così, allora un bel giorno, sono arrivati i militari dentro le grotte, tre con la pistola puntata che cominciavano a sparare dentro le grotte, dovevamo uscire subito, erano i tedeschi.
Abbiamo dovuto uscire perché i militari ti mandavano via, e c’era quei stradelli di campagna, ma i carri armati e i cannoni hanno guastato tutto, così si andava giù con le gambe, in quella terra mossa, era fatica anche camminare, perché io avevo ’sto bambino, ma si andava avanti. Siamo andati avanti un po’ e per arrivare c’erano le “scorciatoie” da prendere e allora nell’andare così siamo arrivati in un punto che c’era un grippone che con i bombardamenti l’avevano guastato tutto. C’era tutta… Come si chiama quell’erba, la “gramegna”, la gramegna mi si è arrotolata ai piedi e son caduta col bambino. Ho detto: «Oh povera me! Ho ucciso il bambino», e invece dormiva poverino e non si è svegliato.
I militari c’erano in tutti i buchi, sono venuti due, tre militari, non so cosa volevano fare con me. Avevo il bambino che dormiva, e allora mi chiedono del marito, quando han capito che il marito non c’era, mi venivano addosso, tutti e tre: «Peta eh, peta eh» (aspetta eh, aspetta eh), allora lì c’era la porta di un’altra persona e cosa ho fatto io? A fèva: «Ja, ja, un momento, un momento» (fa capire che con le mani li respingeva). Sono andata a questa porta, non so chi ci stava là, mi sono messa a gridare: «Giovanna, Giovanna, Giovanna!» chiamavo un nome a caso e loro rallentavano, mi tenevano ferma che non dovevo battere più nella porta… Io coi piedi.
E poi dopo volevano sapere cosa c’era lì. Non è venuto nessuno perché non ci stava nessuno là, però questi si sono spaventati e sono andati via. Hai capito che musica?









Sfoglia qualche pagina














