“Nessuno escluso”. Con questo slogan i pensionati Cgil si mobilitano contro la povertà.

L’ultimo rapporto della Caritas diocesana parla a ragion veduta di un tessuto sociale ridotto a brandelli da dieci anni di crisi economica. Rischiamo di lasciare dietro di noi una deriva sociale che abbiamo il dovere di contrastare con l’iniziativa e il coraggio di cambiare, di innovarci. Oggi a Roma facciamo i conti con un tasso di disoccupazione al 9,8 per cento (dieci anni fa era al 7,2), che per i giovani sale addirittura al 40,2 per cento. Nell’edilizia la crisi ha spazzato via 35mila posti di lavoro. E prolifera il lavoro nero con 308 mila lavoratori irregolari nel commercio. Il lavoro povero produce prosperità ingiusta per pochi (quelli che lo sfruttano) e povertà per moltissimi. Quasi la metà di coloro che si rivolgono alla Caritas romana per mangiare, vestirsi o dormire sono cittadini italiani.

Sono questi dati allarmanti che hanno spinto lo Spi Cgil di Roma e Lazio ad avviare una riflessione sul tema e ad avviare progetti concreti insieme al Cnr, la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas e, ovviamente, lo Spi Cgil nazionale. Se ne è parlato a Roma ieri al convegno “Nessuno escluso. Contro la povertà e l’esclusione sociale”.

Moltissimi sono anziani, un terzo di loro è a rischio miseria. La punta di questo arcipelago di umanità dolente sono i senza dimora, che vivono in strada, e che secondo le stime contenute nel rapporto contano tra le settemila e le quattordicimila persone. Per il 55 per cento si tratta di immigrati, ma il restante 45 per cento sono italiani. Un terzo ha anche un diploma di scuola superiore. Una percentuale analoga è composta da persone senza casa da oltre quattro anni. Tra loro, oltre ai “barboni” di lungo corso, troviamo tanti uomini e tante donne espulsi dal mercato del lavoro, con problemi familiari, persone emarginate dalla società in seguito a malattie invalidanti o problematiche psichiche, tossicodipendenti, donne e bambini fuggiti da casa perché vittime di violenze domestiche, padri di famiglia finiti sul lastrico dopo la separazione.

Possiamo fare qualcosa per arginare questo mare di povertà? La risposta è sì e la dobbiamo trovare nelle capacità delle nostre leghe sul territorio di offrire servizi, assistenza, sportelli sociali e nell’alleanza con tuttele forze disponibili a combattere con noi la povertà. Le istituzioni pubbliche però devono fare la parte che compete loro.